M5S al lavoro per “prendersi” il Comune di Foggia. Si parte dalla cultura, incontro con le associazioni

Si studiano nuove modalità di coinvolgimento dei cittadini per non essere troppo legati al solo voto di opinione, notoriamente più debole quando si tratta di dare una preferenza per le Comunali

Il successo del Movimento 5 Stelle si spiega con la capacità di collegare la mobilitazione su specifiche istanze, dai beni comuni all’ambiente, con il malessere verso l’offerta politica e i partiti tradizionali in campo. Ha offerto una alternativa alla democrazia rappresentativa utilizzando la rete come metodo di partecipazione diretta e dis-intermerdiata. Ma col “cappotto giallo” delle scorse elezioni politiche, col governo gialloverde e con le amministrative alle porte, da Bari a Foggia, si studiano nuove modalità di coinvolgimento dei cittadini per non essere troppo legati al solo voto di opinione, notoriamente più debole quando si tratta di dare una preferenza per le Comunali, dove prevalgono logiche amicali e spesso clientelari.

Nella sede dell’ex Singer in Via Arpi a Foggia si cominciano a tracciare i primi passi verso il programma da presentare in campagna elettorale. C’è chi sostiene che il candidato sindaco sia stato già individuato e non è escluso che possa essere proprio il giovane collaboratore di Rosa Barone, Mario Furore, l’unico in grado, secondo qualcuno, di poter aggregare le varie anime e i diversi meetup, riunitisi sì nel brand del Meetup Unico, ma ancora differenti nel modo di intendere la politica e il movimentismo.

Ieri ad organizzare il primo appuntamento ci ha pensato Doriana Carchia, programmatrice turistica di itinerari culturali e religiosi e tecnico dell’età evolutiva in equitazione, la quale sta curando un ciclo di incontri con alcune associazioni culturali locali. Ieri è stata la volta dell’associazione Ipogei di Foggia, con gli ospiti Franca Palese, guida turistica della Regione Puglia, e del professionista Gino Colapietro (nella foto in alto con la Palese), mentre da settembre con le temperature più tollerabili si ripartirà con l’associazione Ambiente Nautilus di Manfredonia, presieduta da Vincenzo Renato sul tema Daunia 3.0 “la rete, uno strumento per la valorizzazione del territorio”.

L’idea è quella di ascoltare le best practies presenti in provincia di Foggia nel settore culturale e turistico e non solo. “Lo scopo è di dare voce alle associazioni, che spesso lavorano nel silenzio e senza l’ausilio delle istituzioni”, ha spiegato Carchia in esordio. Come partire dall’appartenenza al proprio territorio, trasformando questo sentimento di identità in valorizzazione del territorio? Questo il tema di ieri, affrontato da Palese e Colapietro.

Doriana Carchia

“La mia sfida grande è stata far nascere e rinascere il senso di appartenenza nei foggiani, sentiamo sempre cose negative su Foggia: c’è poco da dire, c’è poco da fare, poco da vedere. E invece c’è tanto, a cominciare dagli ipogei. Molti dirigenti scolastici prima sminuivano il nostro lavoro, ma ora operiamo con tutte le scuole. Penso di aver dato un contributo alla mia città, anche se c’è molto ancora da fare, abbiamo una Ferrari parcheggiata”, ha spiegato Franca Palese.

L’ingegner Colapietro ha ricordato i suoi restauri, da Pietramontecorvino alla chiesa di Sant’Agostino. È stato lui ad inventarsi gli ipogei urbani, dei luoghi che hanno sempre avuto una destinazione sacra e religiosa, ma che a Foggia mostrano una veste nuova. Sul piano della conservazione gli ipogei, secondo Colapietro, sono uno dei maggiori elementi di identità di Foggia, i cui assi viari a suo avviso sono stati variati e violati nella loro originaria destinazione d’uso. “La nostra preoccupazione oggi dovrebbe essere quella di valorizzare la città, ciascuno con le proprie competenze, esercitando la propria specializzazione e senza dividersi, facendo proposte concrete, per non restare inanimati. La città è cresciuta con le sue stratificazioni e merita una valorizzazione identitaria”.

Il Palazzo di Federico II, gli elementi murati, le presenze normanne in Cattedrale, c’è tanto a cui dare significato. In passato ci furono anche dei tentativi, con il format “la Notte degli Ipogei”, ma tutto restò estemporaneo. “Con l’associazione Ipogei abbiamo ritenuto di fare un passo in più, all’ingresso di Via Arpi ci sono 3 livelli, ma gli ipogei sono fruibili? – si è chiesto Colapietro – Occorrerebbe per prima cosa un piano di vulnerabilità sismica e solo dopo potremmo concentrarci su come valorizzare la nostra identità ipogeica. Io credo che oggi la conservazione potrebbe coincidere con l’enogastronomia, dal provolone in grotta ai vini spumantizzati. Dovremmo canalizzare questo patrimonio, intercettando finanziamenti europei”.