Province in bilico: abolizione definitiva o ritorno al passato? L’assemblea dei sindaci approva a fatica il bilancio

Nel 2018 l’ente risparmierà 2,8 milioni di euro, lo stesso dicasi per il 2019. Nel piano triennale dei lavori pubblici sono stati previste opere per manutenzione stradale ed edilizia scolastica

Non è stato semplice raggiungere il doppio quorum – del terzo dei sindaci presenti e della metà più uno della popolazione provinciale – all’Assemblea dei sindaci questa mattina in Provincia di Foggia per la ratifica e l’approvazione, secondo la riforma Delrio, del bilancio di previsione 2018-2020, con una consistenza per l’ente provinciale di 249.931.853 euro. Il vicepresidente Rosario Cusmai ha dovuto sollecitare gli amministratori al telefono, solo alle 12 con l’arrivo dell’assessore Antonio Bove, delegato dal sindaco di Foggia Franco Landella, la seduta è stata valida, pur avendo radunato 30 sindaci e assessori da tutti i territori, da Vieste a San Marco La Catola.

Nel documento approvato si è sancito lo stallo delle province e della riforma Delrio, delegittimata dal referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Nel 2018 la Provincia risparmierà 2,8 milioni di euro, lo stesso dicasi per il 2019. Nel piano triennale dei lavori pubblici sono stati previste opere per manutenzione stradale ed edilizia scolastica per un importo complessivo di investimenti per il 2018 pari a 30,4 milioni di euro, di cui 29 per entrate con destinazione vincolata per finanziamenti regionali e statali (il Patto per la Puglia) e 1 milione circa di fondi di bilancio più 200mila euro provenienti da alcune alienazioni.

L’Ente ha ottenuto 11 milioni di trasferimenti erariali nel 2018, assorbiti quasi interamente dalle spese per il personale che vale 10,2 milioni di euro, mentre ha entrate proprie (Rc auto, ipt) pari a soli 306mila euro.   “Alla luce della situazione è necessario profondere un forte impegno nella gestione delle funzioni fondamentali che la legge numero 56 del 2014 ha lasciato ancora alla potestà provinciale, in attesa di un prossimo intervento legislativo volto a superare l’impostazione emergenziale che ha comportato esclusivamente il mantenimento degli equilibri finanziari minando la possibilità di un adeguato finanziamento delle funzioni assegnate. Si prende atto che il documento contabile in discussione è corredato del parere favorevole del collegio dei revisori”, ha detto il vicepresidente Rosario Cusmai.

Il presidente Francesco Miglio è partito alla volta di Bergamo per la due giorni dell’Unione delle Province, nella quale l’Upi ha posto sul tavolo delle priorità le criticità che hanno compromesso l’amministrazione dei territori e messo a rischio i servizi essenziali ai cittadini.

A Bergamo tutti i presidenti delle Province hanno discusso un documento che traccia le linee di una nuova riforma degli enti provinciali, che superi le lacune e le contraddizioni della legge 56/14 e riconduca a piena coerenza l’assetto ordinamentale delle province. A dare suggerimenti è intervenuto il professor Guido Meloni, della Università Luiss Roma e dell’Università del Molise con una relazione intitolata “una nuova disciplina per le Province”.

“Il bivio di fronte al quale oggi ci troviamo – e rispetto al quale anche in questo caso la vicenda delle province risulta emblematica – mi sembra riconducibile sostanzialmente alla alternativa tra riprendere fattivamente il processo di attuazione delle vigenti norme costituzionali, oppure continuare a coltivare le ipotesi, finora infruttuose, di una ulteriore riforma costituzionale che in qualche modo ripensi lo stesso impianto autonomistico del 2001. Si potrebbe sostenere che, mancata la riforma costituzionale, si opti per tornare all’assetto ordinamentale e funzionale delle province così come si era consolidato prima della l. 56, salvo ulteriori sviluppi che si rendessero necessari al fine di un processo attuativo complessivo che investa l’amministrazione locale”. Questo è il bivio attuale: abolire le province definitivamente o accettare che esse sono un front office per cittadini e amministratori e proporre una assemblea elettiva di primo livello più snella?

Il consigliere provinciale Pd, Pasquale Russo, delegato alle strade, che non si ricandiderà più in nessun ruolo, ritiene pletoriche le assemblee dei sindaci. “Anche solo per il bilancio ci sono problemi con l’assemblea, figuriamoci se avesse maggiori poteri. Ci troviamo nell’assurdo di una doppia scadenza, il mandato del presidente finisce ad ottobre, il nostro di consiglieri a febbraio. Potrebbe esserci anche una proroga del mandato presidenziale fino a nuove ipotesi, richieste al nuovo governo”.

Netto Cusmai nel suo discorso d’apertura per l’approvazione del bilancio. “Dobbiamo mettere mano al regolamento dei lavori dell’assemblea dei sindaci, ci rivolgeremo anche al Governo Lega-M5S, esistono due scuole di pensiero per le Province: l’abolizione e il ritorno al passato. Questa riforma ha mostrato tutti i suoi deficit, questi errori accadono quando i politici inseguono i sentimenti di pancia degli elettori. A distanza di anni ci siamo accorti che i costi delle province non sono diminuiti, ma sono aumentati in termini di disservizi. La politica va eletta direttamente e non con elezioni di secondo livello. I sindaci chiedono alla Provincia quel che serve alle loro comunità, ma i dirigenti fanno salti mortali per pochi euro. Diventa impossibile programmare anche i riscaldamenti nelle scuole”.

Negativo il parere di Michele Sementino, appena rieletto a Vico e delegato in consiglio provinciale. “Questa riforma così com’è non ha aiuta i territori”. “Spero che si ritorni a votare – spiega il sindaco di Torremaggiore Lino Monteleone – con l’elezione diretta dei cittadini, magari un consiglio ridotto, a 12. Vanno riconosciute alle province le risorse adeguate per finanziare le funzioni essenziali rimaste”.





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