Tegola per Massimo Curci, rigettata istanza dei suoi avvocati: l’inchiesta resta a Milano

Gli atti giudiziari non si muoveranno dal capoluogo lombardo. Bocciata richiesta dei legali del commercialista

Rigettata la richiesta di trasferimento degli atti giudiziari da Milano a Foggia. Tegola per l’ex vicepresidente e socio del Foggia Calcio, Massimo Curci. L’inchiesta che lo riguarda, resta dunque nel capoluogo lombardo. Il commercialista, originario di Carapelle, ancora ai domiciliari dopo l’arresto di qualche mese fa e l’iniziale detenzione a Rebibbia, sperava in un esito diverso ma nelle scorse ore è arrivata la decisione dei giudici che hanno respinto l’istanza dei legali. Gli avvocati Ivano Chiesa e Raul Pellegrini avevano sollevato la questione della competenza territoriale: per i difensori, infatti, il processo a carico del commercialista doveva tenersi nel capoluogo dauno in quanto il reato più grave che gli è stato contestato, l’autoriciclaggio, sarebbe stato commesso “pacificamente” a Foggia. I pm di Milano hanno rigettato la richiesta avanzata dalla difesa dell’uomo di trasferire gli atti alla Procura dauna perchè trattasi di reati tributari commessi nel capoluogo lombardo.

Secondo l’accusa, Curci assieme ad Antonio Saracino, Giuseppe D’Alessandro, Antonino Catania e Luigi Sorrenti, tutti personaggi finiti in manette a luglio 2017, operava sull’asse Lombardia-Puglia “offrendo un peculiare servizio” consistente nell’estinguere attraverso un complesso meccanismo di interventi sul modello F24 gli oneri fiscali e contributivi che gravitano su imprese indebitate con l’Erario, facendo risultare indebite compensazioni con crediti inesistenti, in modo da azzerare o ridurre i debiti.

Ben 790.517 euro, la somma che per i giudici Curci avrebbe girato nel mondo del pallone: 228mila euro nel Foggia Calcio srl, 328.750 euro nella “Esseci srl” controllante totalitaria del Foggia Calcio e 233.767 euro sempre nel club rossonero attraverso la corresponsione di stipendi in nero ad allenatore e giocatori. Così facendo, “ostacolò l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro”.

Inoltre Curci è indagato a piede libero per bancarotta fraudolenta patrimoniale. Avrebbe distratto dalle casse sociali della coop Fedel la somma di 334mila euro pari al compenso corrisposto in contanti a Curci stesso per falsificare numerosi modelli F24. Si parla di ben 22 modelli modificati per conto di quattro società per circa un milione e 350mila euro.



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