“Iniziò a parlare dopo che lo baciai sulla fronte”. Fabbrocini-Serpico e il suo racconto di “Romanzo Criminale”

Da sinistra, Giannella, Conoscitore e Salvemini

Un “Romanzo Criminale” raccontato in circa un’ora. È iniziato con l’intervista ad Alfredo Fabbrocini, aria e look alla “Serpico”, il nuovo programma di Rai 3 dal titolo: “Commissari – Sulle tracce del male”. Prima puntata dedicata all’operazione di polizia e carabinieri del 2012 a Manfredonia, quando furono uccise brutalmente ben 4 persone. Omicidi che non sembravano avere alcun nesso. Solo tanta pazienza e intuito investigativo svelarono l’esistenza di collegamenti tra i vari fatti di sangue. Protagonista indiscusso, l’allora 30enne Francesco Giannella, assetato di potere e voglioso di “conquistare Manfredonia” tanto da cantare a squarciagola “Tutta mia la città” degli Equipe 84, come emerse dalle intercettazioni ambientali. A Giannella, a inizio 2016, la Cassazione gli ha confermato l’ergastolo per le morti di Francesco Saverio Castriotta, Antonio Balsamo, Matteo Di Bari e Cosimo Salvemini, quest’ultimo scomparso nell’estate 2012 e ritrovato cadavere soltanto a dicembre dello stesso anno.

20 anni, invece a Ilario Conoscitore, braccio destro del capo. 5 anni, infine, per reati minori, a Leonardo Salvemini, cugino di Cosimo, e “spettatore non pagante” come ha detto Fabbrocini in trasmissione, degli omicidi consumati in quell’orrenda scia di sangue.

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“Leonardo, inizialmente reticente, cominciò a parlare dopo che lo baciai sulla fronte”, questo uno dei particolari raccontati dall’ex capo della squadra mobile di Foggia, Fabbrocini. Quell’operazione, “Romanzo Criminale”, come venne ribattezzata, significa tanto ancora oggi per il poliziotto campano. “Mi ha lasciato tanta amarezza”. Il pensiero torna a quei ragazzi, appena 20enni, di buona famiglia, che si macchiarono di crimini inverosimili. All’epoca si pensò alla mafia garganica, solo lunghe indagini, appostamenti, intercettazioni e interrogatori fiume condotti dallo stesso Fabbrocini, ma anche da Luciano Di Prisco, ex commissario di Manfredonia e dalla pm, Rosa Pensa, tirarono fuori tutta la verità.

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