Il Giordano non si ferma neanche per Sanremo. Post romanticismo a Teatro con gli Amici della Musica e i 5 Esperia

Nel bel mezzo del festival di Sanremo campione di share, l’associazione Amici della Musica ha proposto al Teatro Umberto Giordano di Foggia con il quintetto Esperia, un concerto non semplice dal titolo “Post…Romantici”, con musiche di Mahler con i Quartettsatz in la minore, Dohnanyi con il Quintetto pianoforte e archi, Dvorak col Quintetto per pianoforte e archi Opera 81, che col suo celebre scherzo-Furiant ha animato ed emozionato il pubblico, tanto da meritare un applauditissimo bis.

Sul palco per la 48esima stagione concertistica 2018 organizzata dall’associazione con il Comune di Foggia il pianista Claudio Trovajoli, i violinisti Daniele Orlando e Maria Saveria Mastromatteo, alla viola Rocco De Massis e al violoncello Francesco Mastromatteo, che ha anche introdotto i brani, con una lettura critica all’ascolto.

Entusiasmante, come di consueto, la sua guida con la presentazione dell’opera dei compositori. Nel caso di Dvorak, Mastromatteo ha ricordato, che da autore di melodie tradizionali, venne chiamato a New York (nel 1892) a ricoprire l’incarico di Direttore del Conservatorio.

Lì negli Stati Uniti, Dvorak ebbe modo di fondere stilemi compositivi dell’occidente infarcendoli con melodie popolari statunitensi, creando una musica “nazionale”, pur essendo un migrante, una musica universale e nazionale al contempo. La sua fu una vera e propria ricerca, in grado di evocare ampi spazi e praterie e suggerire perfino il vento insieme a quei suoni che anticipano il west.

Il quintetto Esperia ha riscaldato il pubblico soprattutto nella seconda parte con l’opera 81 di Dvorak appunto, che è uno dei vertici del post romanticismo e di quell’arte di unire dimensione colta e tradizione popolare. Influenzato dai Quintetti con pianoforte di Schubert, Schumann e Brahms, Dvorak seppe innestare melodie e ritmi di danza della propria terra in un lavoro di alte ambizioni strutturali. La Dumka (canto di origine ucraina) è una vetta di pensosità dolente, mentre l’atmosfera di festa spensierata torna nel Furiant (danza tradizionale boema), dominati dallo stupendo assolo del violoncello di Mastromatteo, un musicista capace di suonare e di evocare un sesto senso, come se facesse vibrare lo strumento con i codici interiori.

“La musica, intesa come espressione del mondo, è una lingua universale al massimo grado, e la sua universalità sta all’universalità dei concetti più o meno come i concetti stanno alle singole cose”, scriveva il filosofo Arthur Shopenhauer. Il quintetto Esperia nella sua estrema perfezione tecnica, è riuscito in alcuni passaggi a far volare le anime del pubblico in sala.





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