Ex distretto, smontate accuse di peculato ai dirigenti. Vaira: “Procura ha sbagliato obiettivo”

di FRANCESCO PESANTE

Nessuna truffa aggravata, né peculato. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della procura di Foggia smontando, di fatto, l’impianto accusatorio nei confronti di tre dirigenti comunali. La vicenda è quella relativa all’ex distretto militare e all’indagine che scattò sulla scorta di un’attività di contrasto allo spaccio di stupefacenti all’interno della struttura. In quell’occasione, gli inquirenti accertarono che, nel tempo, in taluni alloggi erano subentrati o comunque si erano trasferiti altri nuclei familiari non autorizzati e che i costi di tutte le utenze relative alle forniture idriche, elettriche, al riscaldamento ed ai lavori di manutenzione erano stati sostenuti, sin dal 1999, dal comune. Secondo la prospettazione d’accusa, i dirigenti pro tempore del servizio Lavori Pubblici del comune di Foggia avevano tratto in inganno i funzionari del servizio economico finanziario che avevano deliberato il pagamento in favore degli utenti ovvero – secondo l’imputazione provvisoria alternativa ex art. 314 c.p. – avevano disposto in modo illegittimo delle risorse della pubblica amministrazione, facendo conseguire un ingiusto profitto a terzi soggetti.

Ma il Tribunale di Foggia, sezione specializzata per il riesame in materia cautelare reale, ha annullato il provvedimento coercitivo per difetto del fumus boni iuris in relazione ad entrambe le contestazioni provvisorie di truffa aggravata e di peculato prospettate in via alternativa dal pm e, per l’effetto, ha disposto la restituzione di quanto oggetto d’ablazione agli aventi diritto.

“A sostegno del decisum – si legge sulla sentenza della Cassazione -, il Collegio del gravame cautelare ha evidenziato come la prassi illegittima instaurata dai dirigenti dell’ufficio dei Lavori Pubblici del Comune di farsi carico delle utenze in uso agli occupanti abusivi della ex Caserma fosse ben nota anche al governo municipale ed, in particolare, anche al servizio economico finanziario del comune (il cui dirigente era stato presente anche ad uno dei tavoli tecnici indetti nel 2014) e costituisse il frutto di una precisa scelta politica. Ne ha dunque inferito la mancanza dell’induzione in errore della persona offesa e del dolo tipico della truffa, necessari ai fini della consumazione del delitto.

Il Tribunale del riesame – è scritto ancora – ha rilevato come non ricorrano neanche i presupposti del reato di peculato prospettato in via alternativa dall’inquirente, mancando un qualunque indizio della volontà dell’indagato di conseguire l’interversio possessionis delle somme di denaro di cui aveva la disponibilità, là dove i soggetti alloggiati presso la Caserma erano gli unici a conseguire il vantaggio di natura patrimoniale a seguito dell’attuazione della delineata volontà politica. In ultimo, il Collegio del gravame cautelare ha posto in luce come, nella specie, potrebbe tutt’al più essere ravvisato il reato di abuso d’ufficio, che nondimeno non legittima l’adozione del provvedimento ablativo ai sensi dell’articolo 322-ter codice penale”.

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Foggia ha proposto ricorso avverso l’ordinanza e ne ha chiesto l’annullamento per violazione di legge processuale, giusta la mera apparenza di motivazione su di un punto decisivo, quello concernente la rilevata insussistenza del reato di peculato. Evidenzia il ricorrente come tale delitto fosse stato prospettato con riferimento all’art. 48 c.p. e come il peculato sia configurabile anche nel caso in cui il pubblico ufficiale si comporta uti dominus con riguardo al denaro o beni della P.A. a vantaggio di terzi non legittimati. Nella specie, l’indagato – nella sua qualità di dirigente del servizio dei lavori pubblici del comune di Foggia – aveva a più riprese indicato in delibere dirigenziali che il pagamento da parte dello stesso municipio delle utenze di cui fruivano gli abusivi occupanti dell’immobile e dei lavori di ristrutturazione dello stabile era dovuto per esigenze e consumi effettuati da edifici comunali, con ciò realizzando ingiustificate ed abusive erogazioni di ingenti somme di denaro pubblico per le esigenze private degli stessi abusivi occupanti.

Michele Vaira

“La procura ha sbagliato obiettivo. Emerge evidente, tra le righe della sentenza (sebbene la Cassazione si sia tecnicamente limitata a dichiarare inammissibile il ricorso della procura) – le parole a l’Immediato dell’avvocato Michele Vaira, legale di uno dei tre dirigenti -, che vi è una netta affermazione dell’insussistenza dell’ipotesi accusatoria”.