Daniela Poggi a Foggia per i 40 anni di carriera. È protagonista del film denuncia “Esodo”

Ottimo exploit di pubblico ieri sera per la prima del Foggia Film Festival e la presenza in sala, nell’Auditorium Santa Chiara, dell’attrice italiana Daniela Poggi, che festeggia i 40 anni di carriera artistica nel cinema, a teatro e in tv. Con lei sul palco delle celebreties, oltre a Tony Di Corcia e al patron della kermesse Pino Bruno anche il giovane regista Ciro Formisano alla sua opera prima con il film denuncia “Esodo”. Il lungometraggio, tratto da una storia realmente accaduta, racconta, per la prima volta, una pagina amara della politica e del sociale. Ad interpretare Francesca, sessantenne “esodata” che finirà ad elemosinare per necessità e protesta, è un’inedita Daniela Poggi. Ciro Formisano ha sposato la causa di quel numero sempre crescente di uomini e di donne che, con l’entrata in vigore della Legge dell’ex Ministro Fornero e il suo innalzamento dell’età pensionabile, si sono improvvisamente trovati in un limbo: troppo vecchi per il lavoro e troppo giovani per la pensione, senza reddito e senza ammortizzatori sociali.

A Foggia, nella Giornata dei poveri istituita da Papa Francesco, Formisano ha ammesso che nessuno voleva distribuire il suo film scomodo. La povertà è spesso invisibile. Ma il claim del festival quest’anno è “Social exploring”, perché come ha spiegato Pino Bruno, l’idea è quella di esplorare le realtà sociali, con le loro difficoltà e le loro ansie. Questo pomeriggio ad esempio i riflettori saranno puntati sul tema dell’usura, con un corto dedicato a tale piaga, che sarà poi commentata dai volontari della Fondazione Antiusura Buon Samaritano, tra i partner del festival.

40 anni di carriera quindi per Daniela Poggi, la cui recitazione non è mai stata maniera. “Francesca, il mio personaggio, non è finzione. L’inquadratura è lontana, gli eventi accadono, filmati da un occhio che vede tutto. Per me Francesca rappresenta tutte le persone che ho incontrato con lo sguardo in fondo alle chiese, le persone che si nascondono in Caritas. La cosa più importante per un attore, per interpretare ruoli così complessi è avere sempre una ferita. Sono orgogliosa e felice di aver avuto un percorso di consapevolezza”. Nella sua lunga carriera Daniela Poggi ha interpretato donne e generi diversi. Dalla commedia brillante alla prosa impegnata al teatro, passando per i ruoli da “cattiva” alla tv con la soap italiana “Incantesimo” fino alla serialità dell’ultimo “Le tre rose di Eva”. “Mi rapporto al personaggio non al mezzo, ogni ruolo per me è un ruolo da Oscar. Il problema grosso è che prima c’era tempo, si giravano al massimo 3 minuti, oggi si girano tra i 12 e i 14 minuti al giorno, non si ha più tempo per provare. Incantesimo aprì le porte al seriale di prima serata, una puntata andava in prime time, con un grandissimo investimento e un grosso budget. Oggi non puoi sbagliare, ma la serialità è lavoro, non si può disdegnare: ognuno ha vissuto momenti di gloria, poi capisci che devi chinare la testa. Sono circa 7 anni che non metto piede in un set Rai. La televisione cambia la realtà, andare sul piccolo schermo ricorda al pubblico che tu esisti di nuovo e questa è una cosa che mi fa molta paura, perché mi chiedo: ma io per il mio pubblico chi sono? Quando conducevo Chi l’ha visto? Ero me stessa, nella stessa settimana andava in onda Cristina Ansaldi amorale e cattivissima”, ha osservato l’attrice. La sua chiosa è stata tutta per le persone in sala: “Negli ultimi 10 anni ho capito che il pubblico è molto intelligente e riesce a vedere il personaggio che stai interpretando, ti inquadra. Chi mi ha amato agli inizi della carriera è ancora qui con me”.