Anche un disabile “strozzato” da usurai foggiani. Spuntano pesanti minacce alle vittime

20mila euro di prestito a fronte di 12mila euro di interessi pretesi con tassi dal 78 al 228%. Poi un altro prestito di 8mila euro da tre indagati che in cambio si sarebbero fatti promettere oltre 10mila euro di interessi per tassi del 6843% su base annua. Sono questi i numeri monstre dell’inchiesta della Guardia di Finanza contro un giro di usura a Foggia. Vittima, in questo caso, l’amministratore di una società in difficoltà. Ma tra le persone strozzate dalla morsa degli usurai – alcuni dei quali riconducibili alla famiglia Carella – risultano anche artigiani, piccoli imprenditori e semplici cittadini in crisi economica.

Una delle vittime subì anche pesanti intimidazioni. Era l’aprile del 2013: “Tu mi devi dare quello che mi devi entro stasera – la minaccia durante una conversazione telefonica -. Forse non hai capito niente, se entro stasera io non rientro di quei fatti là, domani mattina è un altro giorno. Te l’ho già scritto che io non aspetto a nessuno, domani mattina ti vengo a prendere io a te. Non ti chiamo più, domani ti faccio male“.

Tra i reati emersi c’è persino la circonvenzione di incapace verso una delle vittime, afflitta da gravi problemi psichici. Tre degli indagati “abusarono dello stato di infermità inducendolo ad aprire un conto corrente bancario presso un’agenzia foggiana e un secondo conto corrente presso un ufficio postale, facendosi consegnare gli assegni firmati in bianco dalla vittima”.

Nell’ambito dell’inchiesta, il gip del Tribunale di Foggia ha disposto il sequestro preventivo di 50 box, 14 appartamenti, quote societarie di 4 imprese e 8 autovetture, per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro.

Al fine di aggredire anche i patrimoni illecitamente accumulati dai componenti il sodalizio criminale foggiano, collegato ad ambienti della criminalità organizzata, le Fiamme gialle hanno avviato, contemporaneamente alle investigazioni di natura penale, mirati accertamenti patrimoniali nei confronti di tutti gli indagati e dei rispettivi nuclei familiari, che hanno consentito di dimostrare che il patrimonio a loro riconducibile risultava essere il frutto delle attività illecite perpetrate nel tempo o il reimpiego dei relativi proventi. Infine, la totale sproporzione tra i beni accumulati ed i redditi dichiarati, questi ultimi di importi tali da non essere sufficienti neppure a soddisfare le primarie esigenze di vita.



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