Un Premio Strega a Foggia, tra sesso e massacro del Circeo. Albinati si racconta

Mai comprare un libro in base alla sua copertina… e neanche in base alla sue dimensioni. Da marzo 2016 sugli scaffali delle librerie italiane “La scuola cattolica” è uno di quei libri che all’inizio mette timore, lo si scruta, lo si prende in mano ed aprendolo ci si accorge che, nel caso decidessimo di acquistarlo, ci sono quasi 1300 pagine da leggere.                                                                                              Edoardo Albinati, autore del libro, ha impiegato dieci anni di lavoro per ultimare la stesura del suo romanzo, compiendo il tentativo di trovare un modo di stare nel mondo, trasformando quelle pagine da tante a poche, affrontando innumerevoli temi: formazione del maschio, famiglia, borghesia, sesso e violenza, come risultato spesso poco sotterraneo delle frustrazioni che creano tutte queste cose insieme.                                                                                                                                                                     Il risultato di questo lungo ed accurato lavoro è il Premio Strega 2016, il più importante riconoscimento letterario italiano che Albinati è riuscito a portare a casa. Una vicenda, quella al centro dell’ imponente romanzo, vissuta in prima persona dallo stesso scrittore, poeta, sceneggiatore di cinema e teatro, conduttore di format culturali Rai e, da oltre vent’anni, insegnante nel penitenziario di Rebibbia. 

“La scuola cattolica” è un libro ambientato in uno dei quartieri residenziali della Roma bene, da corso Trieste ai Parioli, dove sono collocate due importanti scuole, il “San Leone Magno” e il Liceo classico “Giulio Cesare”. Si parte da qui, dagli anni dell’adolescenza fino ad arrivare al famoso e crudele massacro del Circeo, i cui assassini erano compagni di scuola dell’autore. “Come non mai proprio in quel quartiere, in quegli anni, sono avvenuti fatti cruenti, molti di radice politica, contro militanti di destra e sinistra – ha raccontato Edoardo Albinati durante la presentazione del suo libro nel salotto letterario della libreria Ubik di Foggia -. È la storia di ragazzi benestanti che sequestrarono e seviziarono ragazze di estrazione popolare. L’energia del libro nasce dall’adolescenza del maschio, che ha fragilità e peculiarità durante la crescita, incontrando sempre difficoltà nel costruire la mascolinità, l’essere adulto, mentre si cerca di imitare modelli irraggiungibili”. 

A conversare con l’autore di uno dei più clamorosi crimini degli anni Settanta nella Capitale, Michele Trecca e la professoressa Mariolina Cicerale.                                                                                                                          Il sesso maschile al centro del romanzo, sottopone il lettore ad entrare nella vicenda guardando dal punto di vista del protagonista, anche lui di nome Edoardo. Un’epifora? Può essere, come i continui dettagli narrati, un po’ reali, un po’ frutto della fantasia di Albinati, alternando un’infinità di registri. “Il libro è romanzesco, nel senso che ciò che è scritto è perduto. E proprio per il fatto che descrive un mondo che non c’è più, attrae – ha spiegato lo scrittore -. Sono stato il compagno di scuola dei tre protagonisti del delitto del Circeo – Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira, che violentarono e massacrarono Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. Quest’ultima si salvò miracolosamente, fingendosi morta. Il rapporto uomo-donna per loro è inteso nello stupro. Inutile qualunque altra manfrina. La disponibilità sessuale è tale che non c’è bisogno di fare ricorso alla violenza, la stessa pulsione supera l’atto sessuale. L’obiettivo della violenza è intercambiabile, si indirizza con casualità su qualunque donna, bella o brutta, ricca o povera, giovane o vecchia” – continua a raccontare l’autore. 

Un mix di temi oltre che una varietà di avventure grandi o minuscole: dalle canzoncine goliardiche ai pensieri più vertiginosi, dalla ricostruzione puntuale di pezzi della storia e della società italiana. “Mi spiace, ma sono contento allo stesso tempo che il lettore debba sottoporsi alla lettura a questa serie di tentativi di raccontare la storia. Io strada facendo mi sono imbattuto a raccontare la borghesia. All’inizio non pensavo di dover spiegare cos’era a quei tempi – chiosa lo sceneggiatore romano, ricordando quando tempo fa gli fecero questa domanda nella prestigiosa cornice di Cortina. 

Albinati, uno dei più influenti intellettuali italiani, è riuscito a raccontare i segreti di quella “mala educación” che per quarant’anni ha custodito dentro di sé. Nella sua carriera ha realizzato reportage dall’Afghanistan e dal Ciad usciti sul “Corriere della Sera”, “la Repubblica”, “The Washington Post”. Ha scritto film per il cinema di Matteo Garrone e Marco Bellocchio. Tra gli ultimi libri pubblicati, ricordiamo Tuttalpiù muoio con Filippo Timi e Vita e morte di un ingegnere. Dopo l’incontro di ieri sera, nella libreria di piazza Giordano, Albinati è stato ospite questa mattina, al Liceo classico “V. Lanza”, come protagonista di spicco di questa stagione degli Incontri Extravaganti, come sempre aperti a tutta la cittadinanza.