Tragedia nel ghetto dei bulgari a Foggia, morto 20enne a causa di un incendio

ghetto bulgari

È di un morto il bilancio dell’incendio scoppiato all’interno del cosiddetto ‘Ghetto dei bulgari’, l’insediamento di baracche che si trova nel Foggiano, tra Borgo Mezzanone e Tressanti, a una ventina di chilometri da Foggia. Secondo le prime ipotesi le fiamme sarebbero divampate a causa di uno scaldino o di una stufa di fortuna. L’incendio si sarebbe esteso facilmente avvolgendo tutte le baracche e le case di fortuna realizzate con legno, cartone e altro materiale. Nel corso dei primi interventi i vigili del fuoco hanno recuperato il corpo carbonizzato di una ragazzo di 20 anni. Sono intervenute cinque squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale di Foggia anche con autobotti.

“Ora si accertino responsabilità”

Immediata la reazione di Circolo Che Guevara, Alternativa Libera e Italia dei Valori che in un comunicato congiunto hanno manifestato sgomento per quanto accaduto al ghetto. “È andato a fuoco, per l’ennesima volta, il campo nomadi sorto da otto anni nelle immediate vicinanze dell’inceneritore di Borgo Tressanti ma questa volta c’è stata una vittima. Che non si parli di un evento imprevisto e imprevedibile – scrivono – perché il “Ghetto dei Bulgari” era fatto di baracche di legno e plastica, a volte a completamento di alloggi nati attorno a roulotte vecchie e fatiscenti, a volte con dei piccoli pergolati per darsi un contegno in una situazione di degrado totale.

Il Ghetto dei Bulgari è stato volutamente dimenticato dalle istituzioni per anni e anni, come sempre sono dimenticati gli agglomerati dei rom, e solo negli ultimi mesi, grazie a interventi di regione Puglia, alle persone è stata assicurata la fornitura di acqua potabile. Prima di regione Puglia gli unici interventi sono stati forniti dalle associazioni di volontariato senza, o quasi senza, alcun supporto pubblico.

L’indifferenza dell’Amministrazione Comunale, dei Servizi Sociali, si è spinta sino al punto d’ignorare per lungo tempo le richieste della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Bari, richieste che sollecitavano il censimento dei residenti nel ghetto per quantificare quanti fossero i minori in età scolare con il fine di assicurare loro i dovuti interventi”.

E ancora: “Ora, dopo l’ennesimo incendio e un morto, ci aspettiamo che Sindaco, Vice Sindaco con la delega ai servizi Sociali si adoperino per assicurare l’assistenza necessaria alle persone che hanno perso tutto, magari affidandosi alle associazioni di volontariato che lì operano da anni, e attivando i minimi servizi dovuti ai minori in età scolare come iscrizione alla scuola pubblica e servizio di scuolabus.

Purtroppo in questa opera di assistenza dovuta l’Amministrazione Comunale non può avvalersi dei fondi disponibili dai Piani Sociali di Zona perché, in questi piani, non sono previsti interventi a favore delle comunità rom e/o migranti a dimostrazione, se ve ne fosse bisogno, di quanta attenzione sia data a queste persone.

Per “fortuna” dai bilanci degli anni passati sono reperibili immediatamente gli “avanzi di cassa”, o meglio dalla dimostrazione dell’indifferenza, derivanti dai non interventi al Campo Nomadi di Borgo Arpinova, avanzi di cassa che ammontano a quasi 240.000 euro per gli anni 2011, 2012 e 2013, fondi cui vanno aggiunti gli avanzi degli ultimi anni. Con questi soldi prontamente reperibili si può attrezzare un’area dotata dei minimi servizi per la comunità di braccianti agricoli stagionali che risiedono stabilmente nel nostro comune come si potrebbe accedere a fondi comunitari per dar loro degna ospitalità senza pesare sui conti del Comune.

Questo incendio, la morte di una persona, devono segnare la fine dell’indifferenza e l’inizio dell’attenzione verso gli ultimi, verso quelli di cui ci si vergogna ad ammetterne anche la sola esistenza, ma questo incendio, la morte di una persona, devono anche dare la stura a indagini della Magistratura cui spetta il compito di chiarire come sia potuto sorgere e “prosperare” un ghetto composto da cittadini comunitari, impiegati spesso come braccianti agricoli,  e lasciati senza alcun sostegno in una situazione di degrado indegna per una qualsiasi società che si vuol definire civile.

Ai familiari, agli amici del giovane deceduto nell’incendio vanno le nostre più sentite condoglianze con l’impegno che non ci dimenticheremo di loro e dei loro bambini”.