Commissione Antimafia contro corruzione in Puglia, vede la luce proposta di legge firmata M5S

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Il gruppo consiliare del M5S

Con le audizioni del procuratore aggiunto della DDA di Bari, Lino Giorgio Bruno e del sostituto procuratore antimafia di Bari Renato Nitti, si è conclusa la fase di ascolto relativa alla proposta di legge “Istituzione di una Commissione d’indagine e di inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata nel territorio regionale ed in particolare sul cosiddetto fenomeno eco-mafioso” (a firma dei consiglieri regionali del gruppo consiliare M5S), congiuntamente alla proposta di legge istitutiva di una “Commissione speciale di studio e di indagine per la promozione della cultura della legalità ed il controllo o forma di attività corruttiva” sottoscritta dal consigliere regionale Sabino Zinni (ESdP), entrambe assegnate in sede referente alla VII Commissione consiliare presieduta da Saverio Congedo. Le audizioni di oggi, precedute nella scorsa seduta da quelle del Procuratore antimafia di Lecce Cataldo Motta, sono state completate dal contributo dei presidenti delle Camere Penali. Alla seduta sono intervenuti anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano e il presidente del Consiglio regionale, Mario Loizzo. I lavori della VII commissione proseguiranno nella prossima seduta con l’esame di merito delle due proposte di legge.
Ad illustrare i due provvedimenti, i rispettivi proponenti: la consigliera foggiana Rosa Barone del M5s ha ricordato come il testo in questione sia una delle prime iniziative presentate dal gruppo consiliare, dal momento che negli ultimi anni la Puglia ha visto crescere il numero dei reati ambientali e che pertanto la Regione “non può rimanere inerme, ma deve attuare una politica di prevenzione e repressione dei fenomeni illeciti che si verificano nel nostro territorio”.
Sabino Zinni ha invece sottolineato l’importanza dello studio e dell’indagine conoscitiva quali elementi fondamentali per la promozione della cultura della legalità ed il contrasto dell’attività corruttiva, che possono costituire fonte di informazione anche per l’attività della Magistratura.
Il primo a fornire una valutazione sulle due iniziative legislative è stato il procuratore aggiunto Lino Bruno che ha definito la proposta del consigliere Zinni maggiormente in linea con gli scopi propri di una commissione di studio e d’indagine, mentre in merito al testo del M5s ha paventato il rischio di sconfinamenti ed eventuali sovrapposizioni con l’attività investigativa, sollecitando una maggiore precisione nella definizione delle competenze.
In riferimento all’ente regionale, Bruno – che si è soffermato sui reati contro la PA – ha evidenziato che i comparti in cui è maggiore il rischio corruzione sono quelli degli appalti nella sanità e nell’ambiente, precisando che le indagini nel settore delle discariche sono state condotte a prescindere dalle eventuali “interferenze mafiose”. Pertanto ha suggerito strumenti a cui la Regione può ricorrere in tema di prevenzione della corruzione, a partire dai Piani triennali previsti dalla legge Severino, dai controlli sui rapporti tra enti committenti e aziende appaltatrici, oltre all’obbligo di trasparenza. Il procuratore ha stigmatizzato la mancanza di patti preventivi tra la Regione e le imprese che intendono partecipare alle gare d’appalto, e insistito sulla necessità di intervenire nel controllo di legalità degli atti dei procedimenti amministrativi, in modo da limitare l’attività di supplenza da parte della Magistratura. Nonostante esistano strumenti, come i ‘compliance programs’ che sono modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire reati ambientali e contro la Pubblica amministrazione, l’impressione di Bruno, è che ci siano ancora ritardi o in alcuni casi, l’adozione di atti generici, senza alcuna specificità.
L’intervento del sostituto procuratore Renato Nitti si è focalizzato sulla questione dei reati ambientali, precisando che il numero elevato non è indice di una maggiore attività illecita, ma deriva da una più attenta attività investigativa. In riferimento alle ecomafie, Nitti ha spiegato che l’attività investigativa non si concentra più sulle associazioni di stampo mafioso, ma sulle criticità ambientali che possono generare illeciti. Tra queste, Nitti ha evidenziato la mancata chiusura del ciclo dei rifiuti, con riferimento particolare alla Provincia di Bari, dove tuttavia, non ci sono processi che abbiano ad oggetto infiltrazioni mafiose.
I due magistrati hanno inoltre risposto ad alcune sollecitazioni dei consiglieri regionali Andrea Caroppo (FI) e Paolo Campo (Pd): entrambi hanno valutato positivamente l’ipotesi di utilizzo del personale della sezione regionale di vigilanza in attività di prevenzione e controllo in materia ambientale, e in particolare hanno sollecitazione una maggiore collaborazione con l’Arpa, le cui analisi potrebbero essere uno strumento molto utile per l’attività delle procure nei casi di reati ambientali.