Maresciallo dei vigili urbani di Foggia chiedeva sesso in cambio di documenti falsi, arrestato dalla Digos

imageAttestazioni sospette rilasciate dalla polizia municipale di Foggia. È finito così nei guai Carmine Aliani, maresciallo maggiore della Municipale del capoluogo dauno. L’uomo, nato a Cerignola nel 1952, residente a Campomarino ma, di fatto, domiciliato a Foggia, è stato beccato dalla Digos su richiesta del pm Anna Landi che da tempo nutriva sospetti su alcuni documenti rilasciati dal comando di via Manfredi.

Aliani, addetto all’Ufficio Depenalizzazione nonché preposto agli accertamenti circa le residenze e le convivenze di cittadini extracomunitari, è stato indagato insieme a cittadine di nazionalità marocchina per il reato di falsità ideologica commesso dal Pubblico Ufficiale in concorso con terzi, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e per aver posto in essere più condotte illecite consistite nella stesura di relazioni di servizio attestanti false convivenze tra cittadine straniere con soggetti di nazionalità italiana in cambio di prestazioni di natura sessuale, a lui rese in maniera consenziente, quale prezzo delle dinamiche corruttive.

La conferenza stampa di stamattina col questore Silvis (a destra nella foto)
La conferenza stampa di stamattina col questore Silvis (a destra nella foto)

Le false attestazioni redatte dal pubblico ufficiale, funzionali necessariamente al rilascio di permessi di soggiorno per motivi di famiglia, richiesti dalle cittadine straniere, sono risultate esser state prodotte scientemente e reiteratamente dal citato Sottufficiale della polizia municipale di Foggia, previo accordo con le stesse circa le modalità ed i tempi relativi alla documentazione delle false verifiche di convivenza e residenza. Lo stesso, successivamente alle utilità ricevute, curava l’inoltro del carteggio presso il locale Ufficio Immigrazione che dava seguito all’istruttoria per il rilascio dei titoli amministrativi. Le investigazioni, condotte anche attraverso attività tecniche, hanno palesato meccanismi di fraudolente alterazione dei dati riferiti nelle relazioni di servizio firmate dal nominato, artatamente utilizzate per eludere l’attività di verifica posta in
essere proceduralmente dall’Ufficio Immigrazione in relazione della concessione di permessi di soggiorno per “Motivi di famiglia” in quanto le stesse risultavano di fatto, legate da vincolo di coniugio con cittadini italiani.