Bruciano baracche del ghetto di Rignano, sfiorata la tragedia. Minervini: “Governo intervenga”

Un incendio é divampato all’interno di un’area meglio nota come “Il Ghetto” dove vivono centinaia di migranti a Rignano Garganico in provincia di Foggia. La causa sarebbe dovuta al mal funzionamento di un impianto riscaldante di fortuna. Le fiamme hanno interessato baracche e containers ad uso abitativo. Le operazioni di spegnimento delle fiamme sono durate alcune ore perchè rese ancor più rischiose dalla presenza di numerose bombole GPL. Sul posto 3 squadre dei vigili del fuoco. Non ci sono persone coinvolte.

Minervini: “Governo convochi aziende”

“Ancora un incendio al Ghetto di Rignano, con ogni probabilità causato da un riscaldamento di fortuna. Oggi tiriamo un sospiro di sollievo perché poteva andare molto peggio. Ma per quante altre volte pensiamo di poter fare affidamento al fato?” Così in una nota il capogruppo di “Noi a Sinistra”, Guglielmo Minervini.
“Il Governo regionale e l’assessorato all’agricoltura convochino subito le organizzazioni datoriali e le imprese agricole. Se si vuole davvero chiudere il Ghetto, il momento migliore è adesso, prima che il Ghetto torni a ripopolarsi con gli stagionali. Questo è il tempo giusto per avviare il lavoro per costruire una filiera che tenga assieme un giusto prezzo del prodotto con un giusto compenso del lavoro, per spezzare in questo modo la catena del caporalato e dello sfruttamento.
Le aziende – prosegue Minervini – devono sapere che la vergogna del Ghetto prima o poi ricadrà sul prodotto e sulle stesse aziende, con un crollo reputazionale e tutto quello che ne conseguirà in termini economici.
Quando le aziende capiranno che bisogna pagare i lavoratori il giusto, e quindi pretendere dal mercato il giusto, il Ghetto sarà svuotato. Perché nessun essere umano sceglie di vivere in quelle condizioni. C’è il Ghetto perché c’è lo sfruttamento. E allora le aziende devono fare la loro parte, così come la devono fare le istituzioni. Nessun finanziamento deve essere dato a tutte quelli che non dichiarano neppure una giornata di lavoro, cominciando dal prossimo PSR.
È inaccettabile – conclude Minervini – che aziende che con ogni evenienza ricorrono in toto a forme di lavoro in nero, attraverso lo sfruttamento e il reclutamento tramite caporali, siano lasciate libere d’agire”.