Logopedisti, il concorso della discordia. Arriva l’ora X per Troiano&co, attesa per la sentenza in appello

È prevista per domani la sentenza d’appello del processo nei confronti di Donato Troiano, Maria Rosaria Daniello e Romolo De Francesco, dirigenti dell’Asl di Foggia condannati in primo grado (nel 2009, prima sezione penale, presidente Antonio De Luce, a latere Carmen Corvino ed Elisabetta Tizzani) ad un anno e due mesi di reclusione per l’abuso riferito ad una modifica “ex post” di una graduatoria – per soli titoli – destinata a logopedisti. L’accusa ha chiesto di confermare le condanne anche in appello.

Gli imputati

Donato Troiano
Donato Troiano

All’epoca dei fatti, Troiano (di Monte Sant’Angelo) era commissario straordinario dell’Asl, mentre De Francesco (di Foggia) e Daniello (di Cerignola) erano rispettivamente direttore dell’area Gestione del personale e direttore amministrativo. I tre imputati si sono sempre dichiarati innocenti, per questo gli avvocati Pietro Schiavone, Raul Pellegrini e Carmine Di Paola hanno fatto appello contro il verdetto di primo grado. Il pubblico ministero Antonio Laronga aveva chiesto 2 anni di reclusione. A costituirsi parte civile, oltre all’Asl di Foggia difesa dall’avvocato Rocco Monaco, la logopedista Maria Cristina Belmonte, che per il tramite dell’avvocato Antonella Nigro ha chiesto un risarcimento di 50mila euro per il danno scaturito dalla presunta falsificazione della graduatoria.  

Il concorso della discordia

Il processo ruota attorno al bando di concorso emanato dall’Asl il 4 gennaio del 2007 e destinato agli incarichi temporanei per logopedista. La commissione esaminatrice approvò la graduatoria di merito, adottata il 6 maggio del 2008 con la delibera numero 1293, nella quale veniva recepito ed approvato l’elenco. Per l’accusa, tuttavia, la graduatoria era stata nel frattempo modificata e falsificata per favorire due candidate: la moglie di un deputato (che seppur collocata al quarto posto dalla commissione, si ritrovò prima) ed un’altra candidata che dal 15° posto balzò al sesto. Secondo l’accusa l’imbroglio non andò in portò perchè il 3 giugno 2008 – un mese dopo la delibera oggetto del processo – gli imputati revocarono la decisione, perchè il presidente della commissione esaminatrice aveva segnalato le discordanze tra la graduatoria formulata e quella approvata. Ecco perchè il pm contestava il tentativo di abuso d’ufficio, con vantaggio patrimoniale per le due candidate presunte beneficiarie dell’imbroglio. Sempre secondo l’accusa, il dietrofront venne indotto dall’intervento della Digos che acquisirono gli atti del bando di concorso. 





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