San Giovanni Rotondo, il Pd espelle Mangiacotti. Polemiche anche sull’elezione di Gaetano Cusenza alla provincia

Tanto tuonò che piovve su Giuseppe Mangiacotti, il consigliere del Pd che con il suo sì in consiglio comunale ha votato il bilancio di Luigi Pompilio, sindaco forzista, facendolo passare. Non è la prima volta che Mangiacotti “disobbedisce” alla linea del partito.

Mangiacotti con D’Alema

Tanto tuonò che piovve su Giuseppe Mangiacotti, il consigliere del Pd che con il suo sì in consiglio comunale ha votato il bilancio di Luigi Pompilio,  sindaco forzista, facendolo passare. Non è la prima volta che Mangiacotti “disobbedisce” alla linea del partito. Com’è noto, nel paese garganico, il pd è all’opposizione del governo in carica messo a dura prova da una serie di definizioni dell’ex maggioranza.

Ma Pompilio, intanto, porta in trionfo il risultato contando anche sulla giustificazione di Mangiaootti. Un voto per favorire la costruzione della fogna bianca  a San Giovanni. Si parla di un problema atavico.

Ecco le parole del segretario cittadino Matteo Masciale in una nota: “Visti i ripetuti atteggiamenti di totale divergenza con le decisioni e la linea del partito, il rifiuto e il disprezzo mostrato dal medesimo alle continue sollecitazioni provenienti dalla direzione cittadina ad assumere una opposizione chiara e netta alla destra del sindaco di Forza Italia Luigi Pompilio; visto il voto favorevole, quindi fiducia politica, dato nell’ultimo consiglio comunale (approvazione del bilancio) all’amministrazione di centrodestra, ha ufficialmente chiesto, alla commissione di garanzia provinciale, l’espulsione del consigliere Giuseppe Mangiacotti dal Pd”. Il tono suona come una scomunica di legge prima ancora di arrivare al punto, poi ci sono le  motivazioni: “Al fine di tutelare la dignità, la storia ed i valori del partito”.

La posizione condivisa in assise resta quella del consigliere Antonio Santoro, Mangiacotti agisce “in base a scelte personali e unilaterali”. Giuseppe Mangiacotti, fratello dell’ex sindaco Giuseppe Mangiacotti, eletto con 400 voti, è la punta di diamante dell’ex amministratore in consiglio comunale oltre che il suo interlocutore privilegiato. Salvatore è il presidente del partito a S. Giovanni che affianca, un po’ singolarmente rispetto allo statuto, Matteo Masciale, segretario cittadino.

“Come se avessimo una specie di mostro a due teste”, commenta Maria Elena Ritrovato, dirigente del Pd. A proposito di Mangiacotti: “Un comportamento assurdo, giustificato con un ‘non faccio cadere un sindaco che non è il suo’. Sostenere che il voto favorevole al bilancio comunale redatto dall’amministrazione di Luigi Pompilio non è atto politico è un’assurdità, è negare l’evidenza. Ci eravamo espressi chiaramente. I consiglieri comunali devono rispondere del loro operato agli organismi di partito e la direzione cittadina aveva deciso contro il bilancio”. 

Un altro elemento mantiene in tensione il Pd di San Giovanni, l’elezione di Gaetano Cusenza a consigliere provinciale: “Non ci dimentichiamo che ha fatto cadere il sindaco Gennaro Giuliani ed era sul punto di candidarsi col centrodestra alle comunali”. Questa frattura è stata sanata da Sergio Clemente, il consigliere regionale che ne ha favorito la candidatura e il riavvicinamento al partito, insieme a Michele Emiliano. “In una recente intervista ha criticato pesantemente il nostro coordinamento cittadino, la sua elezione non ci riguarda”, insiste Ritrovato.

Dunque, riassumendo. Il fratello del presidente del pd locale potrebbe essere espulso dal suo partito con ricadute sul circolo locale e  un consigliere provinciale non è riconosciuto in loco ma sostenuto dal consigliere renziano Clemente . A lui, Maria Elena Ritrovato (civatiana) dice, con cortesia: “Pensi ai fatti della sua città”. Eppure qualcuno diceva che Cusenza fosse filo-Minervini nella battaglia per le primarie, una competizione che, sebbene veda nel segretario Emiliano un baluardo quasi invincibile, serve per una conta interna prima delle regionali.