Stalking e maltrattamenti, cresce il fenomeno in Capitanata ma un decreto evita l’arresto ai violentatori

Proprio a poche ore dall’ennesimo arresto dei carabinieri per maltrattamenti in famiglia in Capitanata, ecco che arriva un duro colpo per chi da anni combatte il femminicidio. Il 28 giugno scorso è entrato in vigore il decreto legge che eviterà l’arresto e la detenzione in carcere o a domicilio, agli autori di maltrattamenti in famiglia e stalking…

), ecco che arriva un duro colpo per chi da anni combatte il femminicidio. Il 28 giugno scorso è entrato in vigore il decreto legge che eviterà l’arresto e la detenzione in carcere o a domicilio, agli autori di maltrattamenti in famiglia e stalking (ma il decreto si estende anche a furti in abitazione, piccole rapine, corruzione o illecito finanziamento ai partiti). La norma tiene dentro anche le situazioni più pericolose e i plurirecidivi.

Il decreto penalizza soprattutto le donne, principali vittime di violenza familiare e stalking. Per non parlare poi del riparto dei finanziamenti della Conferenza Stato-Regioni che devolverà esigui fondi per le attività dei centri antiviolenza storici e delle Case Rifugio.

L’anno scorso il Governo Letta emanò il cosiddetto decreto legge sul femminicidio, molto criticato dai centri antiviolenza, che mancava poco mandasse in carcere l’autore di maltrattamenti anche su denuncia del vicino di casa. A distanza di un anno il Governo Renzi fa un decreto pericoloso che mina le misure cautelari a tutela alle vittime di violenza. 

Un tampone potrebbe essere rappresentato dalle 5700 Case Rifugio previste dalle direttive europee, per ospitalità e protezione, ma in Italia ce ne sono appena 500, molte a rischio chiusura.