A Bologna il debutto nazionale di “Love Story”, protagonista del musical è un talento di Cerignola

Nel cast del musical “Love Story”, ha debuttato da protagonista, sul palcoscenico del Duse di Bologna, il cerignolano Luigi Fiorenti. Il musical di Howard Goodall, ispirato al noto film di Arthur Hiller, ha aperto il 28 maggio scorso la seconda edizione del “Summer Musical Festival” di Bologna.

Nel cast del musical “Love Story”, ha debuttato da protagonista, sul palcoscenico del Duse di Bologna, il cerignolano Luigi Fiorenti. Il musical di Howard Goodall, ispirato al noto film di Arthur Hiller, ha aperto il 28 maggio scorso la seconda edizione del “Summer Musical Festival” di Bologna. Ideato e diretto dalla Bernstein School of Musical Theater, è il primo e unico Festival in Italia e in Europa interamente dedicato al genere del Musical. A inaugurare quest’edizione 2014 la prima nazionale della straziante storia d’amore tra Oliver e Jenny, i protagonisti del romantico best seller di Eric Segal, del 1970, trasposto quello stesso anno in film. In versione musical “Love Story” ha già riscosso successo di critica e pubblico nel Regno Unito nel 2010. A trascinarlo in l’Italia è stato il produttore della Project Leader Bruno Borraccini, che dopo aver assistito a uno spettacolo della BSMT, ha proposto alla direttrice della scuola bolognese, nonché direttore artistico del “Summer Musical Festival”, Shawna Farrell, di portarlo in scena.

Fu così che il giovane performer di Cerignola, diplomatosi lo scorso anno alla BSMT bolognese, si è ritrovato sul palcoscenico del Duse, trampolino di lancio per la tournée che a partire da gennaio 2015 farà tappa nelle principali città italiane (tra cui Roma, Milano e Firenze, già in calendario), per la regia di Gianni Marras.
Il ventiquattrenne cerignolano interpreta Oliver, innamorato, sulla scena e nella vita, della Jenny di “Love Story”, interpretata dalla sarda Veronica Appeddu. Una condizione che ha probabilmente aiutato la resa scenica dell’intimità di coppia, con la finzione trasformata in spontanea naturalezza di sguardi persi e complici tra il rampollo americano e l’umile studentessa di origini italiane, stroncata dalla leucemia. “Ha i suoi vantaggi e svantaggi”, commenta il protagonista maschile a l’Immediato, “perché bisognava distaccarsi dal nostro rapporto effettivo, anche se nell’interpretare i personaggi abbiamo ritrovato quell’intimità che è nostra”. “Lo spettacolo è andato alla grande -il suo personale bilancio-, e ha riscosso successo soprattutto per quel target di pubblico legato all’emozione che il film Love Story ha suscitato negli anni Settanta. Era un debutto nazionale e una prima importante, in vista della tournée di gennaio, e ha permesso di sondare gli umori del pubblico”.

love story 4È stata “un’esperienza emozionante” per il ventiquattrenne Luigi, che ha iniziato a muovere i suoi primi passi esibendosi nel tempio del Musical in Italia, al Teatro della Luna di Milano, con il musical Cappuccetto Rosso, prodotto dalla Stuntman Show. Finalista al Premio Etta Limiti Musical, ha scoperto l’amore per il teatro quando era ancora un bambino, e recitava negli auditorium della scuola o della parrocchia.
“Tutto è iniziato alle elementari, con le recite scolastiche -si racconta a l’Immediato-. Succedeva frequentemente che interpretassi il ruolo del protagonista”. Per la sicurezza che dimostrava sulla scena. Insolita per quell’età, incuriosiva anche il regista barese che ogni settimana teneva il corso scolastico di teatro. Quel sentirsi a proprio agio sul palco aveva un effetto quasi terapeutico. “Mi piaceva anche perché recitare mi solleva da un disagio personale. Avevo provato sulla mia pelle il fatto che facendo teatro riuscivo a non balbettare più, e da allora recitare è diventato non solo un rimedio rassicurante per quel difetto insopportabile, che poi è sparito, ma il mio pallino fisso”. Sperimentando le occasioni di teatro a livello amatoriale, dagli spettacoli da parrocchia alle messinscena delle compagnie teatrali locali, fino alle performance in generale, compresa l’esperienza come cantante in un gruppo musicale negli anni liceali, “ho capito che non mi bastava, che non si trattava di un hobby, ma che avevo bisogno di farne il lavoro della mia vita”.

Raggiunta la maturità, si trasferisce nella capitale e per un anno frequenta un corso di musical che non soddisfa la sua curiosità e passione. E mentre già si immaginava a Londra, nella patria del musical theatre, pronto a partire senza sapere dove andare ma con ben chiaro in mente l’obiettivo, scopre l’esistenza della scuola di musical di Bologna, che ha allevato talenti come Filippo Strocchi, nel cast di Cats a Londra, Riccardo Simone Berdini, interprete di successo in numerosi cast nazionali e internazionali, e gli “Oblivion”, il quintetto comico-teatrale da un decennio sulla scena nazionale, noto per la partecipazione a Zelig e per l’originale performance de “I promessi Sposi in dieci minuti”. Così prepara le valigie per Bologna, e per tre anni segue il percorso di formazione della Bernstein, per diventare performer di musical, perfezionando gli studi in recitazione, danza e canto con uno stage a Londra.

Dopo il diploma, è iniziata la “ricerca ingaggi”, con provini in tutta Italia e anche all’estero, scontrandosi con le criticità della cultura teatrale in Italia e la precarietà del mestiere. “La situazione culturale in Italia non è delle migliori per chi vive di teatro, sia per gli attori e performer di musical, che per tutte quelle figure professionali che hanno a che fare con lo spettacolo, dai tecnici ai direttori di palcoscenico -osserva il giovane attore-. Le produzioni scarseggiano e le occasioni si riducono ancor di più per chi si affaccia da totale sconosciuto. La tendenza è la ricerca del nome televisivo da lanciare sul palcoscenico, a prescindere che abbia o meno talento teatrale. Lo si fa per avere un ritorno di pubblico, perché la cosa che arriva più facilmente è la tv. Andare a teatro non è una consuetudine per noi italiani che amiamo molto di più gli stadi di calcio. Forse un appuntamento mensile a teatro nella didattica delle scuole, per educare fin dalle primarie al bello delle passioni ed emozioni che si vivono attraverso il palcoscenico, potrebbe diventare un’occasione formativa importante, oltre che un’occasione per coltivare un pubblico”.

Ha in progetto di continuare a studiare e tentare provini. Intanto aspetta con ansia l’inizio della tournée di “Love Story”.