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Home - Costretta a vivere “in ufficio”, la triste storia di Giovina De Rosa

Costretta a vivere “in ufficio”, la triste storia di Giovina De Rosa

Di Antonella Soccio
10 Novembre 2017
in Cronaca
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di ANTONELLA SOCCIO

Nel 2015 l’attuale sindaco di Foggia Franco Landella decise, spinto dal Salva Enti, di cambiare rotta sull’emergenza abitativa, bloccando tutte le locazioni dirette con i proprietari di immobili, pagate dal Comune di Foggia. Si ricorderanno quindi i diversi sfratti collettivi nei confronti delle famiglie, che erano state alloggiate per anni dalle precedenti amministrazioni nelle case fatiscenti di proprietà della Triade srl a Vico della Pietà o di Gaetano Moreno al Salice Nuovo, passando per Nino Marinari in Via Eritrea. 

Al Salice furono individuati 15 nuclei familiari tra le oltre 40 famiglie residenti nel compendio immobiliare, che avevano realmente bisogno di un’occupazione, perché privi di reddito e perché dotati di un provvedimento dell’amministrazione con il quale si assegnava l’alloggio in regime di sistemazione provvisoria a coloro che risiedevano nei bassi di Moreno già dal 2002 e non denunciati all’Autorità Giudiziaria per occupazione abusiva.

Molte di quelle famiglie sono state sistemate in diversi locali comunali, che in questi anni sono stati trasformati in appartamenti. Intensa è stata l’azione dell’assessorato ai Lavori Pubblici di Antonio Bove nella valorizzazione del patrimonio scolastico. In alcuni casi i vecchi plessi sono stati trasformati in abitazioni, che stanno lenendo almeno in parte la bomba sociale dell’emergenza abitativa.

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Si sono realizzati vani alle piastre del Candelaro, nella vecchie case dei custodi scolastici e cimiteriali e l’intero palazzone dell’allora III circoscrizione San Lorenzo al Cep è stato convertito in condominio. Nessuna famiglia ha l’allaccio del gas, che continua ad essere pubblico per tutto lo stabile, dove ci sono anche gli uffici della Polizia Municipale e non solo.

I lavori, effettuati dalla ditta di Nicola Disulluso, che ha il subappalto per la manutenzione delle strade e degli immobili comunali, non hanno avuto lo stesso grado di efficienza per tutte le famiglie. Accanto a chi ha oggi un appartamento piuttosto decoroso, c’è chi continua a vivere nell’emergenza.

Giovina De Rosa, sfrattata dal Salice nel novembre del 2015 e temporaneamente alloggiata al Candelaro, da cui ha poi preferito trasferirsi per motivi logistici, già a maggio del 2017 aveva segnalato alcuni problemi nel suo alloggio sito al terzo piano al Cep.

L’ex ufficio presenta ancora delle anomalie pesanti. La casa è piena di finestre, tipiche di un locale amministrativo. Finestre che avrebbero dovuto essere in parte murate e che invece hanno tapparelle che non funzionano e da cui arriva aria e freddo. I locali hanno soffitti altissimi e sono ancora provvisti di vecchi cassettoni, da cui scende di tutto, dal momento che al loro interno vi nidificano rondini e piccioni. Nel periodo invernale dai cassettoni scende anche l’acqua, tanto che Giovina, che vive con due figli minori e un ragazzo maggiorenne, ha dovuto spostare mobili e letti.

“Non chiedo di avere dei lavori perfetti, ma almeno che mi siano murate alcune finestre e i cassettoni e che mi sia completato alla meglio il bagno. Ho protocollato mesi fa una domanda per ottenere l’abbassamento della controsoffittatura. Sono andata anche dal funzionario Suriano in Comune, che mi era stato indicato e dal geometra Rocco Fatebene. L’assessore Bove non mi risponde più al telefono”, spiega Giovina al nostro net journal nella cucina dell’immenso e freddo salone nel quale è stato realizzato solo un mezzo muro.

Abbiamo provato anche noi ad avere una risposta dall’amministratore, ma l’avvocato azzurro era impegnato a Roma nella Conferenza nazionale degli Enti Locali organizzata dal Settore Enti Locali di Forza Italia coordinato da Marcello Fiori, dal titolo “Rivoluzione Comune: la forza dell’Italia”.

La famiglia De Rosa ha avuto un’assegnazione provvisoria. Si dirà che rispetto ad altri nuclei familiari quello di Giovina, separata dal marito disoccupato, è privilegiato, perché non paga né affitto né utenze. Ma la sua condizione è abbastanza disperata. “Vivo con l’aiuto dei miei genitori e con piccoli lavori, è vero che qui non pago nulla, ma con tre figli a carico, non posso pagare un affitto, nessuno mi affitterebbe mai una casa. Chiedo solo i lavori che erano stati promessi e che agli altri nuclei sono stati realizzati”.

Tags: Antonio BoveCandelaroFoggiaFranco LandellaSalicesfratti
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