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Home - Giordano in Jazz, notte “soul” a Foggia. La magia della voce di Jarrod Lawson incanta piazza Battisti

Giordano in Jazz, notte “soul” a Foggia. La magia della voce di Jarrod Lawson incanta piazza Battisti

Di Paola Lucino
14 Luglio 2015
in Cultura&Società
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Quando le casse hanno mandato un brano di Stevie Wonder, piazza Cesare Battisti ha capito che si cominciava. La voce black dello storico cantante americano, le sue sonorità, i suoi ritmi hanno forgiato l’astro nascente del soul Jarrod Lawson, la seconda stella nella rassegna Giordano in Jazz. Un singer, una tastierista, una voce appassionata e viscerale, “soul”, appunto, che dal ritmo trae la sua essenza perfettamente integrata con i due coristi entrati in scena dopo circa mezzora di concerto.

Lawson è l’unico cantante in un format dedicato agli strumentisti con sax e batteria, dunque il concerto più “da piazza” fra quelli previsti in scaletta. E il pubblico ha riempito ogni posto e gli spazi oltre le transenne dove si batteva il tempo portato dal sestetto: alla chitarra, Chancellor Hayden, al basso Christopher Friesen, alla batteria Joshua Corry. Nel coro Tahirah Memory e Molly Foote. Scena sobria, minimalista, in perfetta linea con questo salotto musicale e culturale della città. Oltre i riflettori del palco, la cornice è stata quella dei giochi luminosi sulla facciata del Giordano con il nome dell’artista ed altri disegni, una specie di “it’s a kind of magic” inaugurata con l’apertura del teatro quest’anno.

Lawson in concerto (1)La vicinanza a Wonder non è solo un’ispirazione, è stato “l’unico invitato a suonare alla sua festa di compleanno”, ha spiegato Mario De Vivo introducendo la serata. Un privilegiato per talento, insomma, che ha fatto tappa a Foggia con le valigie già pronte per il Glasgow jazz e per il prossimo Umbria jazz winter.

Di lui dicono, “everything he touches turns to soul”, e che quello che ha assimilato in termini musicali da bambino è diventato parte del suo stesso carattere adulto. Che poi l’ispirazione lo renda nei fatti più vicino a gruppi statunitensi anni ’70 che fusero funky, pop e rhythm and blues è una notazione degli esperti, molti dei quali accorsi in piazza Battisti per non perdersi l’ospite speciale di un’estate foggiana. Stevie gli dà l’eco ma Lawson rielabora da più mondi.

Incollato al suo pianoforte, ha estasiato il pubblico con la sua voce cristallina capace di notevoli estensioni. Lunghi brani che hanno mostrato tutte le virtuosità anche strumentali dei musicisti sul palco. Il pubblico foggiano ha seguito qualcosa di diverso rispetto alla musica che forse si aspettava, non solo jazz ma un’interpretazione particolare nello stile, nel canto, negli arrangiamenti.

Lawson, per il suo ascolto piacevole, viaggia molto nei circuiti radiofonici dove, insieme alle piazze e ai templi canonici della musica di questo genere (due sold out consecutivi nel tempio del soul Jazz Cafe di Londra) ha lanciato l’album che prende il titolo dal suo nome. “He sings from his integrity and spirituality”, e il concerto l’ha aperto con Soul symphony.

In prima fila Carlo Dicesare, il dirigente alla cultura che tanto ha creduto in questa rassegna coinvolgendo, nelle scelte del cartellone, chi da anni a Foggia si occupa di artisti di questi calibro. Per l’occasione, anche il sindaco Franco Landella con la moglie e, come sempre, l’assessore alla cultura Anna Paola Giuliani. Ore 22.30,  la piazza era pronta per il suo soul.

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Tags: FoggiaGiordano in JazzJarrod LawsonStevie WonderTeatro Giordano
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