Il Tribunale di Bari ha revocato il sequestro di beni per un valore complessivo di circa 4,3 milioni di euro nei confronti dell’ex avvocato barese Giancarlo Chiariello, ritenendo che non possa essere considerato fiscalmente pericoloso ai fini dell’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali. La notizia è riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno.
Il provvedimento, emesso dalla Terza sezione penale – Misure di prevenzione, dispone la restituzione di numerosi beni intestati a Chiariello e, in parte, al figlio Alberto Chiariello, terzo interessato nel procedimento. Tra questi figurano lo storico immobile nel centro di Bari che ospitava lo studio professionale, l’abitazione privata, un orologio di pregio, un lingotto d’oro, somme di denaro, depositi bancari, quote di un fondo d’investimento e gli oltre 1,1 milioni di euro in contanti sequestrati nel 2021 nell’abitazione del figlio.
La vicenda giudiziaria
Un tempo tra i penalisti più noti della Puglia, Giancarlo Chiariello – difensore in passato anche di alcuni noti boss del Foggiano – fu arrestato nell’aprile 2021 insieme all’ex giudice Giuseppe De Benedictis nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta corruzione in atti giudiziari. Per quella vicenda l’ex legale sta scontando una condanna definitiva a sei anni di reclusione.
Parallelamente resta coinvolto anche in un procedimento per presunti reati fiscali legati all’evasione di compensi professionali percepiti in nero. Secondo quanto ricostruito dalla Gazzetta del Mezzogiorno, Chiariello ha definito la propria posizione tributaria attraverso un accertamento con adesione, versando circa 1,7 milioni di euro all’Erario.
Le motivazioni del Tribunale
La Procura di Bari aveva chiesto la confisca dei beni nell’ambito del procedimento di prevenzione, sostenendo una presunta pericolosità fiscale dell’ex professionista. Tuttavia, al termine del contraddittorio, il Tribunale ha rigettato la proposta del procuratore Roberto Rossi.
Nelle motivazioni, i giudici Gianluca Anglana, Marika Schiraldi e Valerio Alicino osservano che il metodo utilizzato dai consulenti dell’accusa per quantificare la presunta evasione fiscale, basato sul massimo delle tariffe forensi aumentato del 300%, non sarebbe risultato attendibile. Più aderenti alla realtà sarebbero invece gli accertamenti effettuati dall’Agenzia delle Entrate e recepiti dai consulenti nominati dal Tribunale.
Secondo il collegio, inoltre, l’accertamento svolto durante il procedimento ha superato le valutazioni formulate nella fase del sequestro d’urgenza, escludendo l’esistenza di una pericolosità fiscale abituale e continuativa.
“Nessuna doppia sanzione”
I giudici evidenziano anche che le eventuali irregolarità tributarie risultano già sanate attraverso il pagamento effettuato all’Erario. Per questo motivo una successiva confisca patrimoniale avrebbe assunto un carattere esclusivamente afflittivo, incompatibile con la funzione delle misure di prevenzione, finalizzate a sottrarre beni di provenienza illecita e non a infliggere una doppia sanzione.
Nel provvedimento viene inoltre sottolineato come la pericolosità sociale riconducibile a Chiariello sia limitata a specifici periodi temporali, senza quella continuità richiesta dalla normativa per giustificare la confisca di prevenzione.
Il secondo dissequestro
Si tratta del secondo importante dissequestro ottenuto dall’ex avvocato. Già un anno fa, infatti, la Corte di Cassazione aveva disposto la restituzione di circa 1,2 milioni di euro, annullando il sequestro penale che la Procura aveva inizialmente quantificato in 12 milioni di euro e successivamente ridotto dal Tribunale del Riesame.
Nel procedimento Giancarlo Chiariello è assistito dagli avvocati Filiberto Palumbo e Vincenzo Maiello, con i consulenti Franco Ardito e Riccardo Strada. Alberto Chiariello è invece difeso dall’avvocato Gaetano Sassanelli.










