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Home - Mafia di San Severo, il boss La Piccirella lascia il carcere: concessi i domiciliari con braccialetto elettronico

Mafia di San Severo, il boss La Piccirella lascia il carcere: concessi i domiciliari con braccialetto elettronico

La decisione della Corte d'Appello di Bari riguarda Giuseppe La Piccirella, storico capo del clan Testa-La Piccirella, condannato in secondo grado a 16 anni e un mese nel processo "Ares". Sconterà la misura in Abruzzo, lontano dal contesto criminale di provenienza

Di Francesco Pesante
15 Giugno 2026
in Apertura, San Severo e Alto Tavoliere
Giuseppe La Piccirella

Giuseppe La Piccirella

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Giuseppe La Piccirella, storico boss della criminalità organizzata sanseverese conosciuto con i soprannomi di “il ragioniere” e “il professore”, lascia il carcere e passa agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Lo ha deciso la Corte d’Appello di Bari accogliendo l’istanza avanzata dalla difesa composta dagli avvocati Luigi Marinelli e Gian Gregorio De Pascalis.

La condanna nel processo “Ares”

La Piccirella, 67 anni, è considerato uno storico esponente della mafia di San Severo e capo del clan Testa-La Piccirella, organizzazione ritenuta alleata del gruppo riconducibile a Rocco Moretti detto “il porco”, figura di primo piano della criminalità organizzata foggiana.

Nel novembre 2025 la Corte d’Appello di Bari, riformando la sentenza di primo grado, aveva rideterminato la pena nei suoi confronti in 16 anni e un mese di reclusione.

In primo grado era stato condannato a 30 anni per una serie di contestazioni che comprendevano associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, tentato omicidio, lesioni, armi, estorsioni, furto e ricettazione.

Lo stesso procedimento aveva portato alla riduzione della pena anche per Giuseppe Spiritoso, detto “Papanonno”, condannato a nove anni di reclusione.

La decisione della Corte d’Appello

Nel provvedimento visionato da l’Immediato, i giudici della Terza Sezione Penale della Corte d’Appello di Bari evidenziano come permangano le esigenze cautelari legate alla gravità dei fatti contestati e alla personalità dell’imputato.

Tuttavia, secondo il collegio, tali esigenze non presenterebbero più carattere di eccezionale rilevanza e potrebbero essere adeguatamente tutelate attraverso una misura meno afflittiva rispetto alla detenzione carceraria.

Determinante sarebbe stata anche la scelta di eseguire i domiciliari in un’abitazione situata fuori dalla Puglia e lontano dal contesto ambientale nel quale La Piccirella avrebbe operato in passato.

I domiciliari in Abruzzo

La Corte ha quindi disposto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari presso un’abitazione in Abruzzo, con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Il provvedimento impone una serie di prescrizioni particolarmente rigide: divieto assoluto di allontanarsi dall’abitazione senza autorizzazione, impossibilità di comunicare con persone diverse dai conviventi e dai soggetti autorizzati, oltre al divieto di detenere armi, munizioni, sostanze stupefacenti e telefoni cellulari.

La vigilanza sull’esecuzione della misura è stata affidata ai carabinieri competenti per territorio.

Il blitz che riconobbe l’autonomia della mafia sanseverese

La Piccirella era stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Ares”, il maxi blitz eseguito nel 2019 contro la criminalità organizzata di San Severo.

Quel procedimento rappresentò una svolta investigativa perché, per la prima volta, venne riconosciuta giudiziariamente l’esistenza di una struttura mafiosa autonoma nella città dell’Alto Tavoliere, distinta dalla Società Foggiana pur mantenendo rapporti e alleanze con altre organizzazioni criminali della provincia.

La decisione della Corte d’Appello non incide sulla condanna pronunciata nel processo, ma esclusivamente sulle modalità di esecuzione della misura cautelare.

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Tags: clan Testa-La PiccirellaCorte d'Appello di Baricriminalità organizzataGian Gregorio De PascalisGiuseppe La PiccirellaLuigi MarinellimafiaOperazione AresRocco MorettiSan Severo
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