Si chiude con un’assoluzione piena il procedimento per diffamazione che vedeva imputato il giornalista Francesco Pesante, direttore de l’Immediato, in relazione a un articolo pubblicato nel 2017 riguardante il caso che coinvolse il poliziotto Bartolomeo D’Apolito, all’epoca in servizio al commissariato di Manfredonia e l’allora sindaco di Mattinata Michele Prencipe.
La Corte d’Appello di Bari, I sezione penale, all’udienza del 29 maggio 2026, ha infatti riformato integralmente la sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Foggia il 4 luglio 2025, assolvendo Pesante “perché il fatto non sussiste”.
Contestualmente, i giudici hanno disposto anche la revoca delle statuizioni civili.
La vicenda giudiziaria
Il procedimento traeva origine da un articolo pubblicato nel 2017 che ricostruiva un’inchiesta relativa a presunte minacce denunciate dall’allora sindaco di Mattinata, Michele Prencipe, nei confronti del vice dirigente della Polizia di Stato Bartolomeo D’Apolito, rappresentato nel processo contro il giornalista dall’avvocato Gianfranco Di Sabato.
Nel pezzo venivano riportati fatti e contestazioni investigative emerse nel corso del procedimento penale dell’epoca, comprese le accuse formulate dagli inquirenti e gli sviluppi processuali che interessavano il caso.
A seguito della pubblicazione dell’articolo, D’Apolito aveva presentato querela per diffamazione. Durante il processo di primo grado la parte civile chiamò a testimoniare parenti e sottoposti per dimostrare il presunto danno reputazionale subito da D’Apolito. Le testimonianze, però, non portarono alcun elemento concreto in tal senso: nessuno dei testi indicò persone che avessero parlato negativamente del poliziotto a seguito dell’articolo né episodi specifici riconducibili a un’effettiva lesione della sua immagine.
Il ribaltamento in Appello
Dopo la condanna pronunciata in primo grado dal Tribunale di Foggia, la difesa del giornalista ha impugnato la sentenza davanti alla Corte d’Appello di Bari.
I giudici di secondo grado hanno accolto integralmente le ragioni dell’appello, pronunciando una formula assolutoria tra le più ampie previste dall’ordinamento: “perché il fatto non sussiste”.
Una decisione che cancella la precedente condanna e fa venir meno anche le conseguenze civili derivanti dalla sentenza di primo grado.
Nel dispositivo, la Corte d’Appello ha fissato in novanta giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza.
Sarà proprio la lettura delle motivazioni a chiarire nel dettaglio le ragioni che hanno portato i giudici baresi a riformare integralmente il verdetto emesso dal Tribunale di Foggia.
Nel giudizio d’appello, Francesco Pesante è stato assistito dall’avvocato Pierpaolo Fischetti, che ha sostenuto le ragioni del giornalista ottenendo il ribaltamento della sentenza di primo grado.










