La Puglia continua a registrare livelli di mortalità superiori alla media nazionale. È quanto emerge dall’ultimo quadro statistico elaborato dall’Istat e riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, che fotografa un Paese ormai uscito dalla fase più critica della pandemia ma ancora segnato da profonde differenze territoriali sul fronte della salute pubblica.
Nel Mezzogiorno il tasso di mortalità supera i 90 decessi ogni 10mila abitanti, contro i 76,5 registrati nel Nord-Est. Una distanza che continua a penalizzare le regioni meridionali e che trova conferma anche nei dati pugliesi.
Oltre 41mila decessi nel 2025
Secondo i dati riportati da La Gazzetta del Mezzogiorno, nel 2025 in Puglia sono stati registrati 41.583 decessi, un dato in linea con l’andamento dell’intero Sud Italia, dove nello stesso anno si sono contati oltre 214mila morti.
I numeri dei primi mesi del 2026 confermano la persistenza del fenomeno. Tra gennaio e marzo sono stati registrati 11.328 decessi, con il picco raggiunto a gennaio, quando le morti sono state 4.363.
Una situazione che evidenzia come la regione non sia ancora tornata ai livelli precedenti all’emergenza Covid, nonostante il progressivo calo registrato dopo gli anni più duri della pandemia.
Malattie cardiovascolari e tumori restano le principali cause
Le malattie del sistema circolatorio e i tumori continuano a rappresentare le principali cause di morte. Insieme sono responsabili di circa il 57% dei decessi registrati in Italia.
In Puglia, tuttavia, assumono particolare rilevanza anche il diabete mellito, le patologie respiratorie e le malattie infettive, che negli ultimi anni hanno fatto registrare un nuovo incremento.
L’Istat segnala una crescita dei tassi di mortalità per malattie respiratorie (+3,1%) e infettive (+3,3%), fenomeno che interessa soprattutto la popolazione anziana.
Gli anziani sempre più vulnerabili
La fascia degli over 65 continua a rappresentare la parte più fragile della popolazione pugliese. Secondo l’analisi riportata da La Gazzetta del Mezzogiorno, le province di Bari e Foggia presentano i livelli di mortalità più elevati della regione, mentre Lecce e Brindisi mostrano valori leggermente inferiori ma comunque superiori alla media nazionale.
La pandemia ha lasciato un’eredità significativa: se la mortalità direttamente attribuibile al Covid-19 si è ridotta di oltre il 70%, resta elevata la vulnerabilità degli anziani alle patologie respiratorie e alle complicanze correlate.
Il divario tra Nord e Sud
L’Istat evidenzia come il Sud continui a distinguersi per tassi più elevati di mortalità legata al diabete e alle malattie cardiovascolari, mentre nelle regioni settentrionali risultano più diffuse le demenze e l’Alzheimer, fenomeno associato a una popolazione mediamente più longeva.
Anche la mortalità dovuta a cause esterne, come incidenti, cadute e avvelenamenti, resta sostanzialmente stabile in Puglia, pur registrando un incremento tra la popolazione anziana.
Secondo gli esperti, la diversa geografia della mortalità riflette soprattutto le disuguaglianze nell’accesso alle cure, agli screening preventivi e alla gestione delle malattie croniche.
La sfida della sanità territoriale
Il quadro delineato dai dati statistici rilancia il tema del rafforzamento della sanità di prossimità.
Per una regione che continua a registrare livelli di mortalità superiori alla media italiana, investire su assistenza domiciliare, medicina territoriale e prevenzione rappresenta una delle principali sfide dei prossimi anni.
Un obiettivo che, secondo l’analisi riportata da La Gazzetta del Mezzogiorno, potrebbe contribuire a ridurre un divario che separa il Mezzogiorno dal resto del Paese da diversi decenni e migliorare la qualità della vita di una popolazione sempre più anziana.











