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Home - Bunker della marijuana sotto il pollaio, tre in carcere: scoperta a Cerignola una serra sotterranea hi-tech

Bunker della marijuana sotto il pollaio, tre in carcere: scoperta a Cerignola una serra sotterranea hi-tech

Nel rifugio nascosto c'erano 216 piante di canapa e oltre 65 chili di marijuana in essiccazione. Per il gip l'organizzazione e le attrezzature utilizzate dimostrano un'attività tutt'altro che occasionale

Di Redazione
30 Maggio 2026
in Cerignola e 5 Reali Siti, Cronaca
foto archivio

foto archivio

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Una piantagione di marijuana nascosta sotto terra, protetta da un sofisticato sistema di occultamento e dotata di impianti di irrigazione, illuminazione e ventilazione. È lo scenario che si sono trovati davanti gli agenti della squadra mobile della Bat quando hanno fatto irruzione in un terreno in contrada Vallecannella, nelle campagne di Cerignola, scoprendo un vero e proprio bunker destinato alla coltivazione della cannabis.

L’operazione si è conclusa con l’arresto di cinque persone, tutte di Cerignola: Pietro Palermo, 47 anni, proprietario del terreno, Laura Palermo, 43 anni, Cosmo Porcelli, quarantenne, Francesco Bollino, 49 anni, e Francesco Parlati, 47 anni.

La serra nascosta nel sottosuolo

Secondo quanto emerso dalle indagini, il bunker era stato realizzato sotto terra all’interno di un fondo agricolo recintato. L’accesso era nascosto nella zona del pollaio ed era dotato di un sistema automatizzato che consentiva la risalita.

All’interno, gli investigatori hanno trovato una struttura organizzata nei minimi dettagli. C’erano 216 piante di canapa in fase di crescita e oltre 65 chili di marijuana già raccolta e messa ad essiccare.

Negli atti dell’inchiesta viene evidenziata la presenza di attrezzature considerate di alto livello: impianti di irrigazione, sistemi di ventilazione e illuminazione a led progettati per favorire la coltivazione continua delle piante.

Il blitz dopo pedinamenti e appostamenti

L’operazione è il risultato di una lunga attività investigativa condotta dalla squadra mobile della Bat, guidata dal dirigente Alfredo Fabbrocini, già a capo della squadra mobile di Foggia.

Pedinamenti e appostamenti hanno consentito agli investigatori di individuare il terreno e di monitorare i movimenti sospetti fino alla scoperta del bunker. Un’indagine che rappresenta l’ennesimo colpo inferto a gruppi criminali legati al territorio di Cerignola, dopo le recenti operazioni contro le filiere dei furti d’auto e del riciclaggio.

Tre in carcere, due ai domiciliari

Dopo gli interrogatori di garanzia, il gip del Tribunale di Foggia Marialuisa Bencivenga ha disposto il carcere per Pietro Palermo, Cosmo Porcelli e Francesco Parlati.

Per Laura Palermo e Francesco Bollino sono stati invece concessi gli arresti domiciliari. Nel caso della donna, il giudice ha tenuto conto anche della presenza di figli minori, mentre Bollino risulta incensurato.

La versione di Pietro Palermo

Durante l’interrogatorio, quattro degli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’unico a rendere dichiarazioni spontanee è stato Pietro Palermo.

Secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe sostenuto di aver acquistato i semi della cannabis su internet. Ha inoltre contestato il quantitativo di droga attribuitogli dagli investigatori, sostenendo che parte delle piante sequestrate fosse accidentalmente caduta in una cisterna d’acqua, alterando il peso rilevato dagli inquirenti.

“Attività non occasionale”

Nel provvedimento cautelare, il gip ha evidenziato come le modalità di coltivazione e di occultamento della piantagione rappresentino elementi incompatibili con un’attività estemporanea.

Secondo il giudice, la presenza di una struttura sotterranea, di sistemi tecnologici avanzati e di una produzione così significativa dimostrerebbe l’esistenza di un’attività organizzata e stabile nel tempo.

Per questo motivo sono stati ritenuti sussistenti sia il pericolo di reiterazione del reato sia quello di inquinamento probatorio, elementi che hanno portato all’applicazione delle misure cautelari.

L’indagine prosegue per accertare eventuali ulteriori responsabilità e verificare la destinazione dello stupefacente prodotto all’interno del bunker.

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