Si allarga l’inchiesta sul tentato assalto al blindato carico di lingotti d’oro sventato lo scorso 18 marzo a Vignola, nel Modenese. Salgono a 16 gli indagati, di cui 12 della provincia di Foggia, ritenuti parte di una banda pronta a colpire un portavalori con un carico da 7 milioni e 400mila euro.
Tra gli ultimi arrestati spicca il nome del cerignolano Francesco Pio Losurdo, 45 anni, indicato dagli inquirenti come il presunto organizzatore del colpo. L’uomo, già noto per reati contro il patrimonio, vicende molto simili a quella in Emilia, era riuscito a sfuggire al blitz iniziale della polizia, per poi essere rintracciato e arrestato nei giorni successivi.
La banda e il piano paramilitare
Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Bologna, il gruppo stava per mettere in atto un’azione con modalità “paramilitari”, pianificata nei minimi dettagli. L’obiettivo era un blindato della società Battistolli in viaggio da Paderno Dugnano a Bologna, da assaltare lungo l’autostrada A1.
Gli investigatori, che monitoravano i sospettati da giorni anche con droni e intercettazioni, sono intervenuti tre ore prima dell’azione, bloccando 14 persone mentre erano già pronte a entrare in azione.
Nel corso del blitz sono stati sequestrati sei kalashnikov, nove caricatori, due ordigni esplosivi, jammer, strumenti da taglio, chiodi a tre punte, giubbotti antiproiettile, passamontagna e otto veicoli rubati tra auto e furgoni.
Il ruolo di Losurdo e della base logistica
Dalla ricostruzione investigativa, Losurdo avrebbe curato i sopralluoghi e l’organizzazione generale dell’assalto. Presente nel fondo agricolo di Vignola al momento dell’irruzione, riuscì a fuggire rocambolescamente, evitando la cattura nell’immediato.
Accanto a lui, un ruolo chiave sarebbe stato svolto da Leonardo Matera, 36 anni, anche lui di Cerignola, ritenuto responsabile della logistica: avrebbe individuato il terreno utilizzato come base operativa e coordinato l’arrivo dei mezzi e delle armi.

Le accuse e l’aggravante mafiosa
I 16 indagati sono accusati, a vario titolo, di tentata rapina aggravata dal metodo mafioso, porto di armi da guerra ed esplosivi, ricettazione e furto.
Secondo i magistrati, il piano prevedeva un’azione violenta e spettacolare, con l’obiettivo non solo di colpire le guardie giurate ma anche di contrastare eventuali interventi delle forze dell’ordine, generando “assoggettamento e omertà”.
Sopralluoghi e preparativi
Le indagini hanno ricostruito una lunga fase preparatoria: già dal 10 marzo alcuni indagati avevano effettuato sopralluoghi nelle sedi della società di trasporto valori e pedinamenti dei furgoni per studiarne i movimenti.
Il 18 marzo, giorno fissato per il colpo, la banda si era radunata nella base di Vignola, suddividendosi in gruppi con compiti precisi: attacco al blindato, blocco del traffico e gestione della fuga.
Un piano che non è mai entrato in azione grazie all’intervento anticipato della Polizia, che ha evitato quello che sarebbe potuto essere uno degli assalti più eclatanti degli ultimi anni.
Gli altri nomi
Tra i principali indagati per il colpo fallito sull’A1 figurano i foggiani Andrea Baratto e i fratelli Luigi e Antonio Perdonò, i cerignolani Rocco Prudente, Paolo Schiavulli, Giuseppe Bruno, Matteo Cannone, Antonio Sciusco, Antonio Casamassima, l’albanese residente a Cerignola Emiliano Smakai, il sanseverese Carmine Delli Calici, il campano Carmine Di Benedetto residente nel Modenese e gli altri due albanesi Alban Zeneli e Jurgen Xhixha.
Luigi Perdonò, soprannominato “Gigino spezzacatene”, è sopravvissuto anche a un agguato durante la guerra di mafia foggiana tra il 2002 e il 2006, rimanendo ferito nell’attacco armato del 2003 in cui fu ucciso Francesco De Luca, vicino al clan Trisciuoglio-Tolonese-Prencipe, parente del boss Salvatore Prencipe, quest’ultimo ammazzato nel 2023 al quartiere Cep di Foggia.
Tra i nomi di peso anche quello del sanseverese Delli Calici, ritenuto vicino agli ambienti della “Società Foggiana” e già condannato in procedimenti per mafia, estorsioni e armi. Era tornato libero solo lo scorso gennaio dopo una lunga detenzione iniziata nel 2017. Delli Calici è vicino allo storico boss di San Severo, Giuseppe La Piccirella detto “il professore” o “il ragioniere”, alleato di Rocco Moretti, capoclan di Foggia.










