Grande commozione a Foggia per la tradizionale processione dei Misteri del Venerdì Santo, tornata ad essere un momento lungo e partecipato. Il suggestivo incontro tra l’Addolorata e il Cristo Morto ha richiamato centinaia di fedeli in piazza XX Settembre, in un clima di raccoglimento e riflessione.
Il significato della croce e la condanna dell’innocente
Nel suo messaggio alla città, l’arcivescovo Giorgio Ferretti ha offerto una riflessione intensa e diretta, partendo dal significato della morte di Gesù: “Decisero di ucciderlo”. Un passaggio evangelico che, ha spiegato, non racconta una fatalità ma una scelta precisa, frutto di paura e calcolo politico.
“Proprio Gesù, che è venuto nel mondo per liberarci dalla condanna della morte, alla morte viene condannato. Non si tratta di una fatalità, ma di una volontà precisa e ponderata degli uomini”, ha detto Ferretti, sottolineando come il rifiuto del Messia sia nato dall’attaccamento al potere e dalla paura di perdere il controllo.
Un messaggio attuale: guerre, violenza e potere
Il richiamo dell’arcivescovo si è allargato alla realtà contemporanea, denunciando con forza le dinamiche che ancora oggi portano alla morte degli innocenti.
“Ancora oggi, quanti calcoli si fanno nel mondo per uccidere innocenti”, ha affermato, indicando guerre, interessi economici e fanatismi religiosi come cause di conflitti e distruzione.
Nel messaggio è stato citato anche Papa Leone, che ha parlato di guerre come “frutto dell’idolatria del potere e del denaro”, invitando a non abituarsi “al fragore delle armi” e a costruire una pace fondata su cuori purificati e sulla fraternità.
Il grido del “basta” e l’appello alla città
Forte e diretto l’appello rivolto alla comunità foggiana: “Dobbiamo ribellarci”. Una ribellione non violenta, ma contro la cultura dell’odio e della sopraffazione.
“Basta alle armi. Basta ai coltelli nelle mani dei giovani. Basta pistole e fucili che sparano in faccia agli uomini”, ha scandito Ferretti, allargando il discorso anche alle forme quotidiane di violenza: “Basta alle piccole angherie, alle parole che talvolta tagliano più della spada”.
La scelta della mitezza e della pace
Il messaggio si è concluso con un invito alla responsabilità personale e collettiva, sotto il segno della croce.
“Amare e non odiare, perdonare e non portare rancore, accogliere e non respingere”, sono stati indicati come i sentimenti necessari per costruire una società diversa.
Un richiamo alla mitezza e alla pace, affidato anche alla figura dell’Addolorata: “Maria, Madre Addolorata, mostraci la tua mitezza, accompagnaci davanti alla croce di tuo figlio”.
Una processione che, ancora una volta, si conferma non solo rito religioso ma momento di forte riflessione civile per l’intera comunità.

















