Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, Francesca Pascale rompe il silenzio e punta il dito contro Forza Italia, con accuse dirette alla gestione del partito in Puglia. In un’intervista rilasciata a Repubblica Bari, l’ex compagna di Silvio Berlusconi parla apertamente di divisioni interne, errori politici e di una struttura regionale ormai svuotata.
“In Puglia Forza Italia non esiste”
Pascale racconta di aver trovato ostilità durante la campagna referendaria proprio da parte dei dirigenti azzurri, soprattutto sul territorio pugliese. “Mi riferivo soprattutto alla Puglia. Ci sono state situazioni nel Leccese, ad Andria, a Santeramo dove ci siamo ritrovati davanti a un partito che toglieva il simbolo ai nostri eventi”, ha dichiarato.
Un episodio che, secondo Pascale, fotografa una crisi più profonda: “Forza Italia in Puglia non esiste, non c’è una sede regionale, un programma”.
L’attacco a Mauro D’Attis
Nel mirino finisce il coordinatore regionale Mauro D’Attis, accusato di non essere più rappresentativo. “Dovrebbe rendersi conto che non è più seguito da nessuno. Non basta mettersi la spilletta da coordinatore per far esistere il partito”, afferma.
Parole dure anche sul metodo congressuale: “Con congressi per alzata di mano dove se la cantano e suonano da soli”.
Dirigenti isolati e mancanza di comunità
Secondo Pascale, il problema non riguarda solo la leadership ma l’intero modello organizzativo. “Molte persone sono state isolate, di altre non si è voluta la crescita. Hanno isolato esponenti come Luigi Vitali e giovani come Gabriele Elia”.
Un sistema che, a suo dire, non valorizza le risorse interne e non costruisce una vera comunità politica: “Perché aderire a Forza Italia se non esiste?”.
Il referendum e la richiesta di commissariamento
La sconfitta referendaria diventa così il punto di partenza per una riflessione più ampia. Pascale richiama le parole di Berlusconi: “A volte perdere fa bene perché apre a delle riflessioni”.
E rilancia una proposta netta: il commissariamento dei coordinatori regionali. “Serve un cambiamento”, sostiene, parlando di un partito ormai incapace di incidere.
Le tensioni interne e il ruolo dei dirigenti nazionali
L’ex esponente del Comitato per il Sì parla anche di malumori tra i consiglieri regionali pugliesi, “in fibrillazione” e pronti a riportare le criticità ai vertici nazionali, tra cui Giorgio Mulè.
Nel frattempo, il Comitato per il Sì potrebbe trasformarsi in una nuova area politica interna: “In tantissimi siamo pronti a rientrare ma stiamo aspettando un passo evolutivo”.
“Forza Italia torni liberale”
Infine, Pascale guarda alla linea politica del partito, chiedendo un ritorno ai valori originari. “Ovunque ho incontrato persone che chiedevano un ritorno a Forza Italia di ieri, quella dei principi liberali”.
E lancia un messaggio anche ad Antonio Tajani, pur riconoscendone il ruolo: “Ha svolto un lavoro notevole, ma il fallimento e i sondaggi ci fanno capire che dobbiamo cambiare”.
Tra le priorità indicate, anche una maggiore attenzione ai diritti civili: “Un partito liberale è così, altrimenti che significa essere liberali”.











