Dall’Ucraina devastata dalla guerra ai laboratori dell’Università di Foggia, senza mai interrompere il percorso della ricerca. È la storia di Vladislav Sikora, giovane scienziato ucraino oggi impegnato nell’ateneo pugliese, protagonista dell’UniStem Day che si è tenuto il 20 marzo coinvolgendo migliaia di studenti in tutta Italia e all’estero. L’intervista è stata pubblicata dal quotidiano La Stampa.
Dalla guerra alla ricerca in Italia
Premiato nel 2022 come miglior giovane scienziato dell’anno in campo medico dal ministero dell’Istruzione e della Scienza dell’Ucraina, Sikora ha proseguito i suoi studi anche durante il conflitto seguito all’invasione russa. Nel 2023, grazie al programma europeo MSCA4Ukraine, è arrivato in Italia, trovando all’Università di Foggia un ambiente in cui continuare il proprio lavoro.
“Come scienziato ucraino, partecipare allo UniStem Day ha un significato personale, perché riflette la solidarietà della comunità accademica internazionale e conferma che la diffusione della conoscenza continua anche in tempi difficili”, ha spiegato.
UniStem Day, il confronto con gli studenti
L’evento, giunto alla diciottesima edizione e nato all’Università Statale di Milano su iniziativa di Elena Cattaneo, ha coinvolto oltre 30 mila studenti in 93 università e centri di ricerca. A Foggia, Sikora ha preso parte all’incontro “La scienza non si ferma: dall’Ucraina all’Italia”, portando la sua esperienza diretta di resilienza e impegno scientifico.
La ricerca sull’autismo nei laboratori foggiani
Al centro del suo lavoro ci sono i meccanismi biologici e comportamentali dei disturbi dello spettro autistico. Il progetto, sviluppato con il team guidato da Luigia Trabace, analizza aspetti neurochimici, biomolecolari e legati al sesso, con l’obiettivo di migliorare diagnosi e trattamenti. “Il nostro obiettivo è contribuire a strategie più precise e personalizzate per la diagnosi precoce e il trattamento non invasivo”, ha spiegato il ricercatore.
Università come presidio di dignità
Nel corso dell’incontro, Sikora ha sottolineato anche il ruolo delle università nel garantire continuità educativa a chi è colpito dalla guerra. “Le università non sono solo luoghi di conoscenza, ma spazi che proteggono il pensiero critico e la dignità umana”, ha detto. Grazie al supporto ricevuto, il ricercatore ha potuto ricostruire il proprio percorso accademico e personale, diventando simbolo di una comunità scientifica capace di accogliere e sostenere.
La scienza come resistenza
“La scienza non è solo una professione, è uno stile di vita”, ha ribadito. Un messaggio che racchiude il senso della sua esperienza: continuare a studiare e fare ricerca anche nei momenti più difficili. Dall’Ucraina all’Italia, la storia di Sikora dimostra come il sapere possa superare confini e conflitti, trasformandosi in uno strumento di resistenza, dialogo e futuro.












