La riforma della giustizia compie un passo decisivo con l’approvazione in terza lettura alla Camera. Dopo il via libera definitivo del Senato, il testo sarà sottoposto oggi e domani a referendum popolare. Al centro del progetto, una revisione profonda dell’assetto della magistratura, destinata a incidere su carriere, organi di autogoverno e sistema disciplinare.
Una sola magistratura ma con due percorsi distinti
Il primo intervento riguarda l’articolo 104 della Costituzione. Resta il principio secondo cui la magistratura è un ordine autonomo e indipendente, ma viene introdotta una distinzione netta tra magistrati giudicanti e requirenti.
La riforma stabilisce infatti che la magistratura è composta da due carriere separate, superando l’attuale sistema che consente il passaggio tra funzioni. Un cambiamento strutturale che ridefinisce i rapporti tra giudici e pubblici ministeri.
Due Consigli superiori della magistratura
Il nuovo assetto prevede anche il superamento dell’attuale Csm. Al suo posto nasceranno due organi distinti: uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente.
Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica e vedranno la presenza di diritto del Primo presidente e del Procuratore generale della Corte di cassazione, rispettivamente per i due ambiti. Una doppia struttura che riflette la separazione delle carriere.
Componenti scelti per sorteggio
Una delle novità più rilevanti riguarda la composizione dei due Csm. Non saranno più elettivi, ma formati attraverso un sistema misto basato sul sorteggio.
Un terzo dei componenti sarà costituito da membri laici, estratti da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento in seduta comune. I restanti due terzi saranno magistrati, anch’essi sorteggiati tra coloro che possiedono i requisiti stabiliti da una legge ordinaria.
Il mandato durerà quattro anni e non sarà rinnovabile, né sarà possibile partecipare a una nuova estrazione.
Competenze senza funzione disciplinare
I due Consigli manterranno competenze rilevanti sulla gestione della carriera dei magistrati: assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimento degli incarichi.
Perderanno però il potere disciplinare, oggi esercitato da una sezione interna del Csm, segnando una separazione netta tra amministrazione e giudizio sulle condotte.
Nasce l’Alta Corte disciplinare
La funzione disciplinare verrà affidata a un nuovo organismo: l’Alta Corte disciplinare. Sarà composta da 15 membri, con una maggioranza di magistrati ma una presidenza affidata a un componente laico.
Nel dettaglio, tre membri saranno nominati dal Presidente della Repubblica, tre sorteggiati da un elenco di giuristi scelti dal Parlamento, sei estratti tra magistrati giudicanti con almeno vent’anni di esperienza e tre tra magistrati requirenti con analoghi requisiti.
Anche in questo caso, la durata del mandato sarà di quattro anni, senza possibilità di rinnovo.
Sentenze senza ricorso in Cassazione
Le decisioni dell’Alta Corte potranno essere impugnate solo davanti alla stessa Corte, che giudicherà in secondo grado con una composizione diversa. Non sarà invece possibile ricorrere in Cassazione.
Una legge ordinaria definirà nel dettaglio il sistema disciplinare, dalle tipologie di illeciti alle sanzioni, fino alle modalità di funzionamento dell’organo.
Un anno per le norme attuative
L’ultimo passaggio riguarda i tempi di attuazione. La riforma prevede che entro un anno dalla sua entrata in vigore – quindi dopo l’eventuale esito positivo del referendum – vengano approvate le leggi necessarie per renderla operativa.
Nel frattempo continueranno ad applicarsi le norme attualmente in vigore, in attesa del completamento del nuovo assetto.
La parola ora passa agli elettori, chiamati a esprimersi su una delle riforme più incisive degli ultimi anni nel sistema della giustizia italiana.











