Si apre un nuovo fronte nell’inchiesta della Guardia di Finanza sugli appalti pubblici nel Foggiano. Il difensore dell’imprenditore Ciro Grittani ha depositato al Tribunale del Riesame di Foggia un ricorso contro il decreto di sequestro probatorio eseguito nei giorni scorsi nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Foggia su presunte irregolarità in lavori pubblici.
L’indagine, che ha coinvolto diversi soggetti tra cui l’imprenditore Giuseppe Caroprese e il dirigente comunale Tullio Daniele Mendolicchio, riguarda ipotesi di reato legate a presunti illeciti nella gestione di appalti, tra cui lavori di rifacimento stradale nel territorio di Mattinata.
Il ricorso al Tribunale del Riesame
Il ricorso, presentato dall’avvocato Michele Sodrio, contesta la legittimità del sequestro dei documenti contabili dell’impresa Impresa Edile e Stradale Mediterranea riconducibile a Grittani, acquisiti il 12 marzo scorso dalla Guardia di finanza presso lo studio del commercialista depositario delle scritture contabili.
Secondo la difesa, l’atto sarebbe stato eseguito con modalità irregolari. Nel ricorso si sostiene infatti che l’acquisizione dei documenti sarebbe stata effettuata come un semplice ordine di esibizione, pur trattandosi di un’indagine che vedeva Grittani già formalmente indagato.
La difesa evidenzia che, in queste condizioni, la polizia giudiziaria avrebbe dovuto avvisare l’indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore durante l’atto investigativo, garanzia prevista dal codice di procedura penale. L’omissione di questo avviso, secondo il ricorso, determinerebbe la nullità del sequestro.
“Prove documentali sulla regolarità dei lavori”
Nel ricorso vengono inoltre contestate nel merito le ipotesi investigative legate ai lavori di ammodernamento della strada comunale Monte Barone nel territorio di Mattinata.
Gli investigatori ipotizzano, tra le altre cose, l’omessa fresatura dell’asfalto preesistente, elemento ritenuto indicativo di presunte irregolarità nell’esecuzione dell’appalto. La difesa sostiene invece che i lavori sarebbero stati eseguiti correttamente.
A sostegno della tesi difensiva sono stati depositati diversi documenti, tra cui 17 fotografie che ritrarrebbero le varie fasi della fresatura e della rimozione del vecchio manto stradale, oltre alla fattura di 7.180 euro per lo smaltimento del materiale derivante dalla fresatura.
Secondo la difesa, gli interventi sarebbero stati eseguiti “a regola d’arte” e successivamente consegnati al Comune di Mattinata, senza che fossero sollevate contestazioni tecniche.
La questione del subappalto
Nel ricorso viene inoltre affrontato il tema del presunto subappalto non autorizzato. Gli investigatori ipotizzano che una parte dei lavori sia stata affidata alla società CO.GE.BIT. srl senza il necessario consenso dell’amministrazione comunale.
Anche su questo punto la difesa sostiene l’assenza di irregolarità, affermando che il contratto di appalto con il Comune prevedeva espressamente la possibilità di subappalto e che la procedura sarebbe stata effettuata formalmente e con la documentazione prevista.
La posizione della difesa
Nel commentare il ricorso, l’avvocato Michele Sodrio afferma: “Stiamo offrendo prove inoppugnabili dell’assoluta correttezza del mio cliente e della sua impresa. Attendo di leggere gli accertamenti della Guardia di finanza dagli atti che la Procura dovrà obbligatoriamente depositare nella procedura di riesame”.
Ora la decisione spetterà al Tribunale del Riesame di Foggia, chiamato a valutare sia la legittimità del sequestro sia gli elementi presentati dalla difesa.











