La sanità pugliese si trova di fronte a una nuova emergenza finanziaria con un disavanzo che nel 2025 ha raggiunto i 369 milioni di euro. Una situazione che, come ricostruito da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, riporta al centro il tema del Piano di rientro e delle misure necessarie per riportare in equilibrio i conti del sistema sanitario regionale.
Il problema era già stato segnalato negli anni precedenti. Nel 2024 e nel 2025 il tavolo di monitoraggio ministeriale aveva chiesto alla Regione Puglia di aggiornare il Piano operativo introducendo misure strutturali di riduzione della spesa sanitaria. Tuttavia, dopo i confronti con i ministeri dell’Economia e della Salute, l’adeguamento richiesto non è mai stato completato.
Il deficit sanitario e il Piano operativo
La situazione è riassunta nel parere 11/2025 relativo alla bozza di Piano operativo triennale presentata dalla Regione. Nel documento i ministeri sollecitano la Puglia a presentare una programmazione adeguata per il periodo 2025-2027 capace di individuare strumenti concreti per riportare in equilibrio il sistema sanitario.
Senza una cornice programmatoria approvata, spiegano i ministeri, non è possibile verificare il raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano operativo né esprimere una valutazione positiva sugli adempimenti richiesti.
Un disavanzo strutturale che cresce ogni anno
Secondo le stime, il sistema sanitario pugliese produce ogni anno un deficit strutturale di almeno 120 milioni di euro. Nel 2025 la situazione si è aggravata con ulteriori 250 milioni legati soprattutto all’aumento dei costi dei farmaci e del personale, in seguito al rinnovo del contratto del settore sanitario.
Per uscire dal Piano di rientro – che prevede la supervisione dei ministeri su spesa, assunzioni e investimenti – la Regione dovrebbe dimostrare di aver riportato in equilibrio i conti. Un obiettivo che finora non è mai stato raggiunto.
La Puglia sotto piano di rientro dal 2010
La Puglia è sottoposta al Piano di rientro dal 2010, ai tempi della giunta guidata da Nichi Vendola e con Giulio Tremonti al ministero dell’Economia. In questi anni la Regione ha più volte tentato di uscire dal regime di controllo, arrivando vicina all’obiettivo tra il 2018 e il 2019, ma la pandemia ha poi compromesso i risultati raggiunti.
La questione è tornata al centro del confronto dopo la riunione tecnica di martedì scorso, durante la quale i tecnici regionali hanno presentato ai ministeri i risultati economici del quarto trimestre 2025 e lo stato di attuazione dei Livelli essenziali di assistenza.
Il rischio aumento Irpef
La Regione ha tempo fino a maggio per dimostrare al ministero dell’Economia di aver coperto il disavanzo. In caso contrario scatteranno automaticamente le misure previste dalla legge, tra cui l’aumento al massimo delle addizionali Irpef e il blocco delle spese non obbligatorie.
Secondo quanto emerge, l’aumento delle addizionali regionali appare ormai difficile da evitare, considerando che il bilancio autonomo non sarebbe in grado di coprire i 369 milioni di deficit.
Le simulazioni tecniche tengono conto anche della particolare struttura reddituale pugliese, dove la maggior parte dei cittadini percepisce meno di 28mila euro annui. L’eventuale aumento delle aliquote inciderebbe quindi soprattutto sui redditi superiori a quella soglia.
Tagli e riorganizzazione della rete sanitaria
Per riportare il sistema in equilibrio la Regione dovrà presentare un nuovo Piano operativo che indichi con precisione le misure per ridurre la spesa.
Tra gli interventi allo studio ci sarebbero tagli ai reparti ospedalieri, riduzione della spesa farmaceutica e interventi sui servizi non essenziali. Si tratta di misure che negli anni sono già state discusse e parzialmente applicate, ma sempre con grande cautela per le possibili ricadute politiche e sociali.
Nel corso degli ultimi quindici anni la rete ospedaliera pugliese è stata più volte riorganizzata con accorpamenti e riduzioni di strutture. Restano però nodi delicati come i laboratori di analisi e i punti nascita, oltre al tema dei piccoli ospedali, la cui possibile chiusura è da tempo oggetto di discussione.












