Un tavolo tecnico permanente contro baby gang, violenza e devianza giovanile. È la richiesta rilanciata da Antonio Narciso, studente universitario e promotore del comitato “Resto a Foggia”, che torna a sollecitare le istituzioni a distanza di mesi dalla prima istanza formale inviata al prefetto.
Il 18 ottobre 2025 un gruppo di giovani foggiani aveva infatti chiesto ufficialmente l’istituzione di un confronto operativo per affrontare un fenomeno che – spiegano – “non è più emergenza, ma normalità quotidiana”. Da allora, secondo Narciso, nulla sarebbe cambiato.
“La città non può fare finta di non vedere”
“La violenza continua. I ragazzi scendono sempre più in basso con l’età. E la città, ancora una volta, fa finta di non vedere”, si legge nella nota diffusa dal promotore del comitato.
Nel mirino finiscono in particolare il Comune di Foggia, i Servizi sociali e le Politiche giovanili, dai quali – sostiene – “non è arrivato alcun segnale. Nessun percorso di ascolto. Nessuna iniziativa strutturata. Nessun coinvolgimento dei giovani”.
Secondo Narciso, il rischio è chiaro: “Quando una città abbandona i suoi ragazzi, qualcun altro li raccoglie. E quasi mai per portarli nella direzione giusta”.
La proposta: un tavolo con istituzioni e giovani
La richiesta è quella di un tavolo permanente che coinvolga Prefettura, Comune, scuole, parrocchie, terzo settore, associazioni e soprattutto i giovani, “non come comparse, ma come protagonisti”.
L’obiettivo dichiarato è prevenire e contrastare i fenomeni di devianza prima che diventino “l’unica alternativa possibile per intere generazioni”.
“Non si combattono le baby gang con il silenzio né con le dichiarazioni dopo i fatti di cronaca”, afferma Narciso, sottolineando la necessità di azioni strutturate e coordinate.
“Una città che perde i giovani perde il futuro”
Il messaggio finale è diretto alle istituzioni: “Foggia non può continuare a perdere tempo. Perché una città che perde i suoi giovani perde il suo futuro. Noi ci siamo. Siamo pronti a fare la nostra parte. Ora tocca alle istituzioni dimostrare di essere all’altezza”.
E l’avvertimento conclusivo è netto: “Il silenzio, da questo momento in poi, sarà una scelta politica”.











