La proroga è arrivata, ma per Fratelli d’Italia non è sufficiente. Dopo la decisione della giunta regionale di posticipare tra luglio e settembre i termini per gli adempimenti previsti dalla Legge Regionale 7 sui pozzi, i consiglieri regionali Nicola Gatta e Paolo Pagliaro parlano di “primo atto di buonsenso”, ma chiedono ora una revisione profonda della norma.
“La proroga dei termini per gli adempimenti della Legge Regionale 7 sui pozzi è un primo atto di buonsenso che accoglie le nostre istanze sollevate già durante la campagna elettorale. Tuttavia, è evidente che oltre al differimento serve affrontare con serietà e concretezza le criticità sollevate da centinaia di agricoltori, che in questo quadro normativo hanno trovato, nei fatti, un tassa aggiuntiva e punitiva e non uno strumento di tutela”, dichiarano.
Costi e sanzioni sotto accusa
Secondo quanto evidenziato dai due esponenti di Fratelli d’Italia, la legge entrata in vigore nel maggio 2025 avrebbe prodotto un aggravio economico significativo per il comparto agricolo.
In base a uno studio citato da Gatta, su ogni nuovo pozzo graverebbero spese iniziali di circa 1.500 euro tra analisi delle acque, montaggio dei contatori e perizie ingegneristiche. A queste si aggiungerebbero sanzioni ritenute particolarmente pesanti per chi non riesca a soddisfare tutti i requisiti richiesti.
Tra gli esempi indicati, la mancata comunicazione della lettura dell’acqua consumata comporterebbe una multa da 360 euro, cifra che – sottolineano – equivale al consumo di 180mila metri cubi di acqua.
“È evidente – spiegano i due consiglieri regionali – che la proroga dei termini da sola non basta e ci aspettiamo che la Regione Puglia riveda i contenuti di una norma che rappresenta un cappio al collo per l’agricoltura e per i cittadini. Il nostro “no” resta convinto rispetto a questo: il periodo di sospensione serva ad aprire un tavolo tecnico per la modifica radicale della legge. A tale scopo, abbiamo presentato una proposta di modifica alla L.R.7/2025”.
Le modifiche proposte
La proposta di legge depositata da Gatta e Pagliaro punta a intervenire su più fronti. In primo luogo, la riduzione consistente del tetto massimo delle sanzioni. Viene inoltre prevista una scala sanzionatoria crescente per l’estrazione eccedente i limiti, con la revoca della concessione solo oltre il 75 per cento, rispetto all’attuale soglia del 20 per cento.
Tra le altre modifiche, la semplificazione amministrativa con l’estensione della validità dei certificati di analisi delle acque da tre a cinque anni, lo spostamento a ottobre della comunicazione dei prelievi e la trasformazione della decadenza della concessione in una facoltà dell’ente e non più in un obbligo automatico, subordinandola a una preventiva diffida e richiesta di chiarimenti.
“Il rinvio dei termini è un piccolo passaggio, seppur importante e da noi caldeggiato in tempi non sospetti. Ora si impieghino i mesi a disposizione per mettersi al lavoro nella direzione di una risoluzione definitiva del problema, e non per procrastinare per qualche settimana il problema stesso”, concludono i due consiglieri.
La partita ora si sposta in consiglio regionale, dove il confronto sulla riscrittura della norma si annuncia acceso.












