Il Tribunale di Bari ha condannato dodici militanti di CasaPound per riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista, applicando anche la pena accessoria della privazione dei diritti politici per cinque anni. Per sette di loro è arrivata anche la condanna per lesioni personali.
La sentenza chiude il primo grado del processo scaturito dall’aggressione del 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà di Bari, definita negli atti della Procura “squadrista”, ai danni di alcuni manifestanti antifascisti rientrati da un corteo antirazzista organizzato pochi giorni dopo la visita dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Le pene e i nomi dei condannati
A un anno e sei mesi di reclusione sono stati condannati Giuseppe Alberga, all’epoca coordinatore provinciale di CasaPound, Antonio Caradonna, Paolo Antonio De Laurentis, Martino Cascella e Marcello Altini.
Due anni e sei mesi, invece, per Fabrizio De Pasquale, Ciro Finamore, Rocco Francesco Finamore, Roberto Stivali, Giacomo Pellegrini, Domenico Totaro e Ilario Mazzotta, ritenuti anche responsabili delle lesioni.
Assolti Matteo Verdoscia, Saverio Desiderato, Domenico Macina, Lucia Picicci e Patrizia De Anna.
Gli imputati sono stati inoltre condannati al risarcimento delle parti civili costituite: Eleonora Forenza, all’epoca europarlamentare di Rifondazione comunista, il suo assistente Antonio Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Claudio Riccio di Sinistra Italiana, oltre ad Anpi, Rifondazione comunista, Comune di Bari e Regione Puglia.
Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.
Le accuse: legge Scelba e metodo squadrista
Gli imputati rispondevano della violazione degli articoli 1 e 5 della legge Scelba, per aver partecipato a pubbliche riunioni “compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista” e per aver “attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica”.
Secondo la ricostruzione della Digos, supportata anche dalle immagini di videosorveglianza, i militanti avrebbero colpito i manifestanti con sfollagenti, manubri da palestra, manganelli telescopici, cinture, calci e pugni, “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso giustificato dall’ideologia fascista”.
Davanti al tribunale, durante la lettura del dispositivo, è stato organizzato un presidio antifascista. In aula era presente anche il segretario nazionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo.
Le reazioni politiche: richiesta di scioglimento
La sentenza ha immediatamente riacceso il dibattito politico. Le opposizioni hanno chiesto che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riferisca in Parlamento e proceda allo scioglimento del movimento.
Alla Camera, Angelo Bonelli ha dichiarato: “Non ci sono più dubbi: CasaPound è una organizzazione neofascista. Perché non viene sciolta?”.
Sulla stessa linea Roberto Morassut, che ha parlato di “organizzazione neofascista formalmente riconosciuta come tale”, e Alfonso Colucci, che ha ricordato come la Costituzione vieti la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista.
Il riflesso in Capitanata
La sentenza ha avuto eco anche in provincia di Foggia. Sui social, l’esponente di sinistra Mario Nobile ha evidenziato la presenza tra i condannati di militanti provenienti dalla Capitanata, sollecitando una presa di posizione pubblica dell’Anpi provinciale.
Nel suo intervento, Nobile ha sottolineato la gravità dei capi di imputazione e il riconoscimento giudiziario del “metodo squadrista”, definendo la decisione “storica”.
Il processo, iniziato anni dopo l’aggressione, si chiude dunque con un pronunciamento che riporta al centro del dibattito pubblico il tema della riorganizzazione neofascista, dell’agibilità politica dei movimenti estremisti e dell’applicazione della legge Scelba.










