Foggia continua a distinguersi in negativo nel panorama regionale e nazionale della gestione dei rifiuti. A lanciare l’allarme sono il Circolo ARCI “Maria Schinaia” e Legambiente Circolo Gaia Foggia, che intervengono dopo la pubblicazione del Dossier Rifiuti 2025 di Cittadinanzattiva, documento che fotografa un’Italia in evoluzione ma ancora segnata da profonde disuguaglianze territoriali.
Secondo quanto riportato dalle associazioni, mentre il Paese mostra segnali di maturità normativa e operativa nel ciclo dei rifiuti, il capoluogo dauno resta in forte ritardo, con un sistema definito “inefficiente, costoso e incapace di valorizzare le buone pratiche dei cittadini”.
Il nodo principale riguarda la Tari, che a Foggia raggiunge una media di 415 euro a famiglia, contro i 393 euro del 2024, con un aumento del 5,8%. Un dato che, secondo ARCI e Legambiente, “offende la città e mortifica l’impegno dei tanti foggiani che vorrebbero fare la loro parte”.
Differenziata al 29%, “un fallimento strutturale”
Accanto al peso della tassa, le associazioni puntano il dito contro un altro dato considerato drammatico: la raccolta differenziata ferma al 29,17%, tra le percentuali più basse d’Italia e lontanissima dagli obiettivi europei e regionali.
“La raccolta differenziata al 29% è un fallimento strutturale. Non è un problema di cittadini, ma di governance, di organizzazione, di investimenti mancati”, si legge nella nota firmata dai presidenti Leonardo Antonio Soldo e Giuseppe Maccione.
Secondo le associazioni, il principio del “chi inquina paga” dovrebbe tradursi in un patto di responsabilità condivisa, ma oggi i foggiani si trovano a sostenere costi elevati senza ricevere un servizio adeguato.
Criticità operative e mancanza di coinvolgimento
Nel documento vengono evidenziate anche difficoltà gestionali e organizzative, come l’installazione di nuovi cassonetti dell’umido senza adeguate informazioni ai cittadini e l’assenza di campagne di sensibilizzazione.
Un quadro che, secondo ARCI e Legambiente, dimostra improvvisazione e mancanza di un piano strutturato di coinvolgimento della popolazione.
Preoccupazione viene espressa anche per i recenti sviluppi giudiziari che riguardano il settore e che, pur dovendo chiarire eventuali responsabilità, aprono interrogativi sul futuro del piano industriale di AMIU e sulla capacità dell’azienda di raggiungere il 65% di raccolta differenziata, obiettivo minimo previsto dalla legge.
Le proposte: tariffazione puntuale e osservatorio civico
Le associazioni chiedono un cambio di passo immediato e indicano alcune priorità per avviare una transizione reale verso l’economia circolare:
Raccolta separata dei rifiuti tessili
Introduzione della tariffazione puntuale
Potenziamento della raccolta dell’organico
Investimenti in impianti moderni
Trasparenza totale sui costi del servizio
Istituzione di un Osservatorio civico di monitoraggio
“Solo trasformando il ciclo dei rifiuti in un patto civico sarà possibile raggiungere gli obiettivi europei e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni”, concludono.











