Non solo Roma, Firenze e Catania, ma anche Roseto Valfortore, poco più di 1000 anime in provincia di Foggia, tra le tappe di Sigfrido Ranucci in tournèe nei teatri italiani con lo spettacolo “Diario di un trapezista”. Lo storico giornalista di Report, ieri sera nel piccolo paese dei Monti Dauni, davanti ad un numerosissimo pubblico, giunto anche dal Molise e dalla Campania, ha raccontato il “dietro le quinte” del giornalismo d’inchiesta,rivelando scelte difficili, rischi personali e incontri inaspettati che hanno segnato la sua carriera e la sua vita privata.
“Questo è un mestiere abbastanza complicato, perché devi fare lo slalom tra le fake news, con la gente che oggi si informa principalmente dal web che è un grande strumento di libertà ma è anche una sorta di bibliotecario ubriaco perché nessuno dice qual è la verità della notizia. Il meccanismo dell’algoritmo è quello della cliccabilità, e pertanto anche se è una notizia non vera viene messa in vetrina solo perchè attira di più. Cosi non può essere, il web deve essere presenziato solo da giornalisti che hanno la loro credibilità, altrimenti l’informazione vera diventa una sorta di rumore di fondo”.
Altro tema affrontato da Ranucci, la libertà di stampa sempre più ai margini nel nostro Paese. “Spesso c’è un prezzo da pagare che significa essere delegittimati o mobbizzati o ancor di più querelati. In Italia abbiamo il record mondiale dei politici che querelano i giornalisti. Abbiamo tanti giornalisti locali che come voi fanno bene il proprio lavoro che dovrebbero essere tutelati e che invece vengono lasciati da soli e che non vengono retribuiti come si deve. Questi giornalisti andrebbero tutelati di più perché sono gli anticorpi periferici che dovrebbero intercettare un male prima che divori il corpo”.
Il consiglio? “Fate come fa Report, mantenete la schiena dritta, avere il coraggio di essere indipendenti e considerare come unico editore di riferimento il pubblico”. L’iniziativa di Roseto rientra nell’ambito del Festival della Montagna organizzato dalla sindaca Lucilla Parisi che dal palco della sua cittadina ha invitato Ranucci a diventare il testimonial dei piccoli comuni.











