Un vasto sistema di evasione fiscale, fondato su fatture per operazioni inesistenti e su una rete di società create per schermare patrimoni e profitti illeciti. È quanto hanno ricostruito i finanzieri del comando provinciale di Barletta-Andria-Trani nell’ambito dell’inchiesta “Game Over”, che ha portato al sequestro di beni per un valore complessivo di 30 milioni di euro e all’iscrizione nel registro degli indagati di sette persone.
L’indagine riguarda Margherita di Savoia e coinvolge soggetti di età compresa tra i 40 e i 70 anni, tra cui figura anche un consigliere comunale in carica.
Il nome del consigliere comunale indagato
Tra gli indagati c’è Giovanni Leone, imprenditore 40enne e consigliere comunale di Margherita di Savoia. Nel 2023 era risultato il candidato più votato alle elezioni comunali e successivamente si era candidato alle regionali con la lista “Noi moderati” civici per Luigi Lobuono, senza però essere eletto. Coinvolti nell’inchiesta anche Vitantonio Leone, padre del consigliere comunale, e il commercialista Paolo Lacidogna.
Le accuse contestate
I reati ipotizzati, contestati a vario titolo e in concorso, sono bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio, utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, trasferimento fraudolento di valori e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale.
Secondo gli inquirenti, il sistema avrebbe consentito di evadere imposte sui redditi e Iva per circa 60 milioni di euro.
I beni sequestrati
I sigilli hanno riguardato un patrimonio ingente: dieci immobili, 36 autovetture, una imbarcazione di lusso, 29 quote di partecipazioni societarie, denaro contante, 83 conti correnti, oltre a gioielli e orologi di elevato valore economico.
La “galassia” di società cartiere
L’indagine, durata circa un anno, è scaturita da controlli delegati dalla Procura di Trani. Secondo quanto riferito dalla Guardia di finanza, sarebbe emerso “un complesso meccanismo di evasione fiscale” basato sull’istituzione e la gestione di una galassia di società riconducibili allo stesso gruppo di affari.
Si tratterebbe di società cartiere operanti nel settore del commercio ittico all’ingrosso e di società definite “cassaforte”, utilizzate per custodire immobili e beni mobili nei quali venivano investite e occultate le ricchezze accumulate illecitamente.
Liquidazioni e chiusure per eludere il Fisco
Le società cartiere, una volta accumulati ingenti debiti tributari, venivano poste in liquidazione volontaria e successivamente cessate, al fine di eludere la responsabilità per la frode fiscale. Un meccanismo che, secondo gli investigatori, avrebbe consentito agli indagati di sottrarsi a qualsiasi azione esecutiva per il recupero dei crediti da parte dell’erario.
L’inchiesta prosegue ora sul piano giudiziario, mentre restano sottoposti a sequestro i beni ritenuti frutto o reimpiego dell’evasione fiscale contestata.











