Un’operazione articolata, sviluppata tra Puglia, Basilicata e Abruzzo, ha portato all’applicazione di misure cautelari personali e patrimoniali nei confronti di più soggetti ritenuti coinvolti, a vario titolo, in un sistema di furti e reimpiego dei proventi illeciti. Una banda specializzata in particolare nei furti di pneumatici in varie zone d’Italia. Gomme e cerchioni di auto che venivano in seguito rivenduti online a ignari acquirenti. I provvedimenti sono stati disposti dal Tribunale di Foggia, su richiesta della procura, ed eseguiti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Foggia.
Secondo quanto emerge dagli atti giudiziari notificati nei primi giorni di gennaio, la giudice per le indagini preliminari Odette Eronia ha applicato la misura degli arresti domiciliari nei confronti di quattro indagati: Vincenzo Strafile, Giuseppe Balzano, Vincenzo Di Gregorio e Pietro Cannone, tutti residenti a Cerignola. Per loro è stato disposto anche il divieto di allontanarsi dal domicilio senza autorizzazione e quello di comunicare con persone diverse dai familiari conviventi, dai difensori o da operatori sanitari.
Per Francesco Lospinoso è stata invece applicata la misura dell’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, mentre per altri soggetti coinvolti nel procedimento non sono state ritenute necessarie misure custodiali.
Le accuse e la competenza territoriale
Gli indagati sono chiamati a rispondere, a vario titolo, di numerosi capi di imputazione legati a reati contro il patrimonio, in particolare furti, con l’aggravante della sistematicità e dell’organizzazione. Dalle carte emerge come alcune condotte siano state consumate in territori diversi, tra cui Matera e la provincia di Pescara.
Negli atti si sottolinea come gli indagati, privi di una stabile occupazione lecita, avrebbero fatto ricorso in modo abituale ad attività illecite come forma di sostentamento.
Sequestri di beni e autovetture
Accanto alle misure personali, il tribunale ha disposto anche sequestri preventivi finalizzati alla confisca. In particolare è stato ordinato il sequestro diretto, e in subordine per equivalente, di somme di denaro fino alla concorrenza di 12.230 euro, ritenuti profitto illecito dell’attività contestata a Vincenzo Strafile.
Nel mirino anche diversi beni, tra cui autovetture considerate strumentali alla commissione dei reati. Tra queste figurano una Ford Focus, un’Audi A4, due Alfa Romeo 156 e un’Opel Signum, tutte indicate come utilizzate in via esclusiva per la realizzazione dei furti.
Il provvedimento prevede inoltre la possibilità di estendere il sequestro a beni di valore, partecipazioni societarie, immobili o altri cespiti nella disponibilità dell’indagato, qualora non fossero rinvenibili somme liquide sufficienti.
Indagini complesse e intercettazioni
L’inchiesta, coordinata dalla procura e condotta dalla Guardia di Finanza, si è basata su un’attività investigativa articolata che ha incluso intercettazioni di comunicazioni e conversazioni, pedinamenti e accertamenti patrimoniali. Proprio le intercettazioni, acquisite agli atti, hanno contribuito a delineare il quadro indiziario e a sostenere la richiesta di misure cautelari.
Presunzione di innocenza
Come previsto dalla legge, le misure adottate si collocano nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. L’inchiesta prosegue per accertare nel dettaglio ruoli, responsabilità e l’eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti.











