Ergastolo ad Angelo Bonsanto, 36enne di San Severo con isolamento diurno per un anno. Per lui anche la decadenza dalla responsabilità genitoriale. 20 anni al pentito reo confesso Gianluigi Troiano, 34 anni detto “U’ Minorenn”, con esclusione di recidiva e aggravanti contestate. Questa la sentenza del processo sull’omicidio di Omar Trotta, il giovane ucciso il 27 luglio 2017 nella sua bruschetteria di Vieste davanti a moglie e figlioletta, quest’ultima nel carrozzino al momento dell’agguato. Per i giudici della Corte d’Assise di Foggia fu Bonsanto uno dei killer, Troiano il basista. Richieste della DDA di Bari accolte in toto.
L’omicidio, avvenuto durante la guerra tra il clan Raduano e il clan Iannoli-Perna, fu ordinato dal boss Marco Raduano alias “Pallone”, ex boss della città, oggi pentito di mafia, già condannato a 20 anni per questa e altre vicende.
All’epoca il capoclan aveva sete di vendetta, smanioso di rispondere ai rivali dopo l’uccisione del cognato Gianpiero Vescera. Per questo finì nel mirino anche Trotta, freddato in pieno giorno nel cuore dell’estate garganica. I killer, almeno uno ancora ignoto, agirono intorno all’ora di pranzo, in pieno centro e noncuranti del via vai di turisti. Durante l’azione omicidiaria rimase ferito il pregiudicato Tommaso Tomaiuolo, braccio destro del boss Enzo Miucci, leader del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci, alleato al gruppo Iannoli-Perna.
Nel corso del processo, Raduano, collegato da una località protetta, ha ricostruito quei giorni così come ha fatto un altro collaboratore di giustizia, il mattinatese Antonio Quitadamo detto “Baffino”, un tempo vicino al boss di Vieste per conto del clan Lombardi-Scirpoli-La Torre. Anche Quitadamo è già stato giudicato per questo reato e condannato a 12 anni e 4 mesi con l’accusa di aver consegnato l’arma a Bonsanto.










