Tatiana Tramacere ha trascorso la seconda notte a casa, a Nardò, dopo due settimane che hanno tenuto con il fiato sospeso l’intero Paese. La 27enne, scomparsa il 24 novembre e ritrovata il 4 dicembre in una piccola mansarda di via Raho, sta bene: lo hanno confermato i controlli effettuati al “Vito Fazzi” di Lecce la sera del ritrovamento. La giovane è poi rientrata dai suoi genitori, mentre la Procura prosegue gli accertamenti per definire natura e dinamiche dell’accaduto.
L’ipotesi dominante resta quella dell’allontanamento volontario, confermata sia dalla ragazza sia dall’amico Dragos-Ioan Gheormescu, nella cui abitazione Tatiana ha vissuto per dieci giorni mentre Nardò e l’Italia intera erano mobilitate nelle ricerche. Nella mansarda — circa 50 metri quadri tra disordine, abiti sparsi e mozziconi di sigarette — i due avrebbero convissuto come una coppia, “in comune accordo”, ha dichiarato il giovane.
La versione di Dragos: “Non ho compreso le conseguenze. Chiedo scusa”
Gheormescu, 30 anni, operaio, vive da anni a Nardò. Giovedì sera, subito dopo il ritrovamento, è stato ascoltato dagli investigatori. Non è stato emesso alcun provvedimento cautelare nei suoi confronti. Ieri ha diffuso una dichiarazione pubblica:
“Ho riferito integralmente ai carabinieri tutti i fatti. Il forte sentimento di affetto reciproco tra me e Tatiana, consolidato in questi giorni di convivenza, non mi ha fatto comprendere le conseguenze pubbliche di questa nostra avventura. Ho voluto tutelare Tatiana nelle sue scelte personali di cambiare vita”.
Poi le scuse a genitori, forze dell’ordine, magistrati e ai proprietari della casa dove vive.
Intanto i video diffusi dai carabinieri mostrano i due ragazzi mentre si allontanano a braccetto la sera del 24 novembre, confermando l’assenza di costrizioni o violenze.
Follower in crescita e la deriva dei social: l’altra ipotesi al vaglio
Tra le piste che gli investigatori non escludono c’è anche quella legata all’utilizzo dei social. Tatiana, influencer emergente, aveva già circa 55mila follower su Instagram al momento della scomparsa: dopo il clamore mediatico, il suo profilo ha toccato quota 60mila.
Una crescita improvvisa che alimenta interrogativi sul ruolo — diretto o indiretto — dei social network in questa vicenda. Pur non essendoci al momento evidenze di premeditazione a fini mediatici, la procura non esclude che la giovane possa aver sottovalutato l’impatto del caso pubblico, in un contesto in cui la visibilità digitale diventa per molti un obiettivo prioritario.
Il caso Tramacere apre così un tema più ampio e inquietante: la deriva dell’esposizione social, dove notorietà, like e followers possono scivolare pericolosamente oltre il confine della responsabilità personale e collettiva, generando cortocircuiti emotivi e sociali dalle conseguenze imprevedibili.
Indagini ancora aperte sulle motivazioni e sugli eventuali profili penali
Gli investigatori hanno nuovamente ascoltato Tatiana e Dragos nella mattinata di ieri. L’obiettivo è ricostruire con precisione le ragioni dell’allontanamento, la dinamica della convivenza e l’assenza totale di comunicazioni verso famiglia e autorità, nonostante gli appelli televisivi e le ricerche capillari.
Un interrogativo resta sul tavolo: i due giovani, entrambi maggiorenni e — a quanto emerge — consenzienti, hanno violato la legge?
La risposta potrebbe non essere così scontata. Al momento non emergono elementi di reato evidenti, ma la Procura valuterà eventuali profili relativi all’allarme sociale ingenerato, al dispiegamento di ingenti risorse investigative e alla tutela della persona scomparsa.
Il caso, pur ridimensionato sotto il profilo penale, resta emblematico della fragilità emotiva e digitale del nostro tempo: una vicenda intima che si è trasformata in fenomeno nazionale in pochi giorni, con una città in ansia, un Paese in allerta e un’intera comunità che oggi si interroga sulle cause, sui limiti e sulle responsabilità.










