Nel quartiere ferrovia di Foggia nulla sembra cambiare. A pochi giorni dalle elezioni regionali, le strade tornano a riempirsi delle stesse scene che i residenti denunciano da anni: bivacchi serali, consumo di alcol all’aperto in violazione dell’ordinanza comunale, micro-assembramenti davanti ai locali e cumuli di rifiuti abbandonati che rendono impraticabili interi marciapiedi.
A riportare l’attenzione sulle criticità del rione è ancora una volta il gruppo “Difendiamo il quartiere Ferrovia”, che parla di “situazione fuori controllo” tra via Monfalcone e viale XXIV Maggio. “Ogni sera – denunciano – gruppi numerosi bevono e occupano le strade, nonostante il divieto in vigore su tutto il perimetro del quartiere. Se l’ordinanza anti-alcol resta lettera morta nelle ore cruciali, il problema non è la norma ma la sua applicazione”.
La richiesta è precisa: un report pubblico e verificabile, strada per strada, sul numero dei controlli effettuati, delle sanzioni elevate, degli interventi notturni. “La sicurezza non è uno slogan, è un dato”, ricordano i residenti, che chiedono pattuglie dinamiche a piedi, verifiche sugli esercizi commerciali e illuminazione potenziata nei punti più critici.
Non va meglio a poche centinaia di metri, in via Montegrappa, dove l’ennesima emergenza rifiuti ha trasformato i marciapiedi in barriere invalicabili tra sacchi rovesciati, cartoni e mastelli abbandonati. Qui, secondo chi abita la zona, mancano appostamenti, fototrappole, controlli in borghese e sanzioni immediate risalendo ai responsabili attraverso etichette e codici dei mastelli. “Si faceva anni fa – ricorda un residente – e funzionava. Servirebbe solo ricominciare”.

Il gruppo insiste sulla necessità di controlli serali e notturni avanzati, gli unici davvero utili a intercettare abbandoni e micro-degrado nel momento in cui si verificano. “Ci sono ordinanze, telecamere e strumenti adeguati. Quello che manca è la continuità”.
Il messaggio finale è rivolto all’amministrazione comunale e alla polizia locale: “I cittadini stanno facendo la loro parte, documentando tutto con date, orari, foto e video. Ora spetta alle istituzioni restituire il quartiere ai suoi abitanti”.










