Prosegue il processo sulla morte di Marco Ferrazzano, il 29enne di Foggia che si lanciò sotto un treno il 22 gennaio 2021. Cinque gli imputati, un sesto patteggiò un anno di reclusione (pena sospesa) e multa di 600 euro. A dibattimento, invece, Antonio Bernardo, 27 anni, Antonio Pio Tufo, 24 anni, Francesco Paolo Paoletti, 25 anni, Dario Pio Vacca, 25 anni e Giuseppe Apruzzese, 26 anni.
Oggi in udienza è stata sentita la psicologa che aveva in cura la vittima al CIM insieme ad altri due amici del giovane, anche questi ultimi probabilmente bullizzati dal presunto branco. La professionista ha potuto solo confermare patologie e fragilità dei ragazzi. Per il resto il processo è stato rinviato alla primavera del 2026 per sentire proprio uno degli amici di Marco, Giuseppe R., già ascoltato in parte durante l’udienza di aprile scorso. Sul teste, però, il giudice si era riservato di nominare un perito per valutare la sua capacità testimoniale.
Raggelanti le sue prime affermazioni: “Ci attaccavano ad un palo costringendoci a fare capriole”. Per diverso tempo Ferrazzano sarebbe stato deriso, umiliato e bullizzato fino al punto di suicidarsi. I suoi aguzzini lo avrebbero anche filmato per poi divulgare i video su chat e pagine social come “Comiche foggiane”, poi chiusa. Oltre a Ferrazzano sarebbero stati presi di mira proprio Giuseppe R. che però non ha ancora confermato pienamente questa circostanza e l’altro ragazzo in cura dalla psicologa sentita oggi.
Ad aprile Giuseppe R. aveva ricordato alcuni particolari agghiaccianti, a cominciare dal fatto che Marco venisse attaccato ad un palo e costretto a fare capriole dinanzi agli obiettivi degli smartphone. In un caso sarebbe stato riempito di schiuma in un autolavaggio. Ma alcune questioni che il teste aveva evidenziato durante la sit (sommarie informazioni testimoniali), non sono state confermate. In particolare gli autori di questi atti di bullismo che l’amico di Ferrazzano non ha saputo indicare. “Ricordo Tufo ‘il giallo’, ma solo perché fumavamo qualche sigaretta insieme, mentre Bernardo non lo ricordo”.
I due imputati sono piuttosto noti alle cronache: Bernardo detto “U’ stagnr”, nipote del boss omonimo ucciso nel 2008 e Tufo alias “U’ giall”, sono stati condannati nei mesi scorsi a pesanti condanne per aver preso parte alla rapina al bar “Gocce di Caffè” durante la quale venne ucciso il titolare, Francesco Traiano.
Il gruppetto, al momento senza nomi stando al racconto del teste, avrebbe ripreso la vittima con il telefonino contro la sua volontà. “A me invece hanno rubato più volte gli occhiali ma non ricordo chi sia stato”.
Giuseppe R. si trova in una struttura psichiatrica da circa un anno, in un periodo nettamente successivo ai fatti contestati, avvenuti quasi sempre in zona San Ciro a Foggia.










