Ancora un rinvio. Ancora un’udienza saltata. Ancora una famiglia costretta ad aspettare. Il processo per la morte di Donato Monopoli, il 26enne di Cerignola pestato brutalmente nella discoteca “Le Stelle” di Foggia nell’ottobre 2018 e morto nel maggio 2019 dopo mesi di agonia all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, è stato nuovamente rinviato al 23 marzo 2026.
Lo denuncia la pagina “Giustizia per Donato”, portavoce da anni del dolore e della battaglia della famiglia. È l’ennesimo slittamento di un procedimento che, nelle speranze dei familiari, avrebbe dovuto essere rapido: nel 2020 gli imputati, i foggiani Francesco Stallone e Michele Verderosa, coetanei di Donato, avevano infatti scelto il rito abbreviato, che garantisce uno sconto di pena in caso di condanna proprio in cambio della rapidità del giudizio. Lo scorso 14 febbraio la quinta sezione penale della Corte di Cassazione aveva stabilito che il processo è da rifare, annullando con rinvio la sentenza del processo di appello nei confronti dei due giovani condannati in secondo grado rispettivamente a 10 e 7 anni di reclusione.
“È la terza volta che cambiano avvocato”
E invece, accusano i parenti, quella promessa di tempi brevi si è trasformata nell’opposto: “È la terza volta che gli imputati cambiano avvocato, ogni volta un nuovo pretesto per allungare un processo che dura da troppi anni”, scrivono. Ogni sostituzione dei difensori comporta un rallentamento, una nuova programmazione, un nuovo calendario. E ogni slittamento diventa un colpo al cuore per chi aspetta giustizia dal 2018. Stallone è rappresentato sin dall’inizio dall’avvocato Paolo D’Ambrosio mentre Verderosa ha cambiato legale che ha quindi chiesto i termini a difesa.
Una sofferenza che si rinnova da anni
“Ma a noi, famiglia di Donato, cosa è servito?”, si legge ancora nel post. “Solo a prolungare la nostra sofferenza. Un procedimento che avrebbe dovuto garantire tempi brevi si è trasformato in un percorso estenuante, fatto di attese, ferite e silenzi”.
La famiglia non nasconde l’amarezza per l’atteggiamento di chi è accusato di aver spezzato la vita del giovane cerignolano: “Quella maledetta notte vi siete sentiti forti, invincibili, oggi non trovate nemmeno il coraggio di affrontare la verità in un’aula”.
“Ogni rinvio è una ferita. Ma noi non molleremo mai”
Il nuovo rinvio non è solo un dato procedurale. È un peso emotivo che si aggiunge a anni di dolore, udienza dopo udienza. “Ogni rinvio è una ferita che si riapre. Ma è anche una promessa che rinnoviamo a Donato: noi non molleremo mai”, conclude il messaggio della pagina “Giustizia per Donato”.
La famiglia continuerà a chiedere che il processo vada avanti, che si arrivi a una sentenza, che venga fatta chiarezza su quella notte, sulle responsabilità, sulle vite spezzate. Per Donato. Per chi lo ha amato. Per chi aspetta da sette anni che la giustizia faccia finalmente il suo corso.












