La Procura di Foggia chiede l’archiviazione dell’inchiesta sull’incidente del 5 novembre 2022, quando un elicottero dell’Alidaunia, partito dalle Isole Tremiti e diretto a Foggia, precipitò in agro di Apricena causando la morte di sette persone. L’indagine, affidata al pm Matteo Stella, non ha individuato responsabilità penali a carico di piloti, proprietari e manutentori del velivolo.
Il mezzo, secondo i consulenti nominati dalla procura – due ufficiali dell’Aeronautica militare e un docente universitario – era adeguatamente equipaggiato e correttamente manutenuto. Non disponeva del sistema di avviso di prossimità al suolo né dei registratori di cabina, ma si tratta di strumentazioni non previste dalla normativa per quel tipo di volo. Anche il pilota Luigi Ippolito, 60 anni, e il copilota Andrea Nardelli, 39 anni, risultavano qualificati e con esperienza.
Il volo e l’impatto: “Appena tre secondi di allarme”
Dalla ricostruzione emerge che l’elicottero, dopo aver lasciato le Tremiti alle 9.20, entrò in un’area di visibilità ridotta e forti raffiche di vento. Il radar altimetrico lanciò l’allarme meno di tre secondi prima dell’impatto con il suolo: il velivolo aveva già urtato la cima di alcuni alberi, perdendo poi il rotore di coda dopo un secondo impatto. Rimasto ingovernabile, precipitò in una radura rocciosa a Castelpagano.
L’ultima comunicazione con il Centro informazioni volo di Brindisi risale alle 9.27, tre minuti prima della tragedia. Nessuna avaria segnalata, nessuna variazione del piano di volo: l’equipaggio stimava l’arrivo a Foggia alle 9.40.
La deviazione di rotta: “Il vento spinse l’elicottero verso i rilievi del Gargano”
Secondo gli esperti, determinante fu lo scarroccio causato dalle raffiche provenienti da ovest/nord-ovest, che avrebbero spinto il velivolo di circa 10 gradi verso est, facendolo puntare verso i rilievi del Gargano invece che verso la piana di Apricena. La mancanza di punti di riferimento durante il sorvolo del mare, seguita dalla nebbia sulla terraferma, potrebbe aver impedito ai piloti di percepire l’errore di traiettoria.
Non risultano elementi che indichino consapevolezza da parte dell’equipaggio della deviazione in atto: “È probabile – scrive il pm – che l’elicottero abbia incontrato condizioni non compatibili con il volo a vista”.
Le criticità normative e le raccomandazioni dell’Ansv
Dalle indagini è emerso anche un tema di carattere strutturale: alcune lacune normative riguardanti i voli passeggeri con elicottero. L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo ha raccomandato di rendere obbligatori sistemi di tracciamento, anticollisione e monitoraggio in tempo reale della rotta.
Ma dal punto di vista penale, chiarisce la Procura, non emergono profili di colpa: l’equipaggiamento era conforme alle norme italiane ed europee, il mezzo in buone condizioni, i piloti qualificati. “Non è dimostrabile – si legge – che l’impiego di un diverso elicottero avrebbe evitato l’incidente”.
Le vittime
Nello schianto persero la vita il pilota Luigi Ippolito, 60 anni, il copilota Andrea Nardelli, 39 anni; il medico sanseverese Maurizio De Girolamo, 64 anni; e la famiglia slovena in vacanza: Bostjan Rigler, 54 anni; la moglie Mateja Curk-Rigler, 44 anni; i figli Jon, 14 anni, e Liza, 13 anni.
Ora la decisione al gip
L’istanza di archiviazione passa ora al gip, che dovrà valutare eventuali opposizioni presentate dai familiari delle vittime. Le ipotesi di reato contestate nella fase iniziale erano disastro colposo e omicidio colposo plurimo, ma per la Procura “è estremamente improbabile che un qualsiasi giudizio penale possa concludersi con condanne”.










