Il vino rosso avrebbe potuto chiamarsi “Primitivo Lerario”. È il nome pensato per l’etichetta che Mario Lerario, ex capo della Protezione civile pugliese, progettava di produrre nei 14 ettari di terreni acquistati ad Acquaviva delle Fonti. Un investimento agricolo importante, ritenuto però “sproporzionato” dalla magistratura rispetto ai redditi dichiarati dall’ex dirigente regionale, già condannato per corruzione e falso. Come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, quel progetto imprenditoriale potrebbe essere stato alimentato anche dalle mazzette intascate durante l’emergenza Covid.
Il sequestro: terreni, imprese e immobili per oltre un milione
La Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro patrimoniale che supera il milione di euro, comprendente due imprese agricole, sei fabbricati, un’auto, rapporti finanziari e ben 45 appezzamenti di terreno — tra vigneti e uliveti — nella contrada Marchesana. Una vasta area che Lerario, secondo il decreto, intendeva destinare alla produzione di uva primitivo da imbottigliare e vendere.
Le indagini: investimenti incompatibili con i redditi
Le verifiche contabili della Procura di Bari, supportate da consulenze tecniche e intercettazioni, hanno indicato una forte discrepanza tra le capacità economiche lecite della famiglia Lerario e il valore degli investimenti effettuati. La sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Bari, presieduta da Giulia Romanazzi, ha rilevato che i redditi «pur rilevanti» dichiarati dall’ex direttore «non sono sufficienti a giustificare le spese sostenute», e che neppure i finanziamenti bancari e familiari giustificano l’acquisizione dell’intera contrada agricola.
Il periodo sospetto: incarichi di rilievo e appalti Covid
Gli incrementi patrimoniali contestati coincidono con gli anni in cui Lerario ha ricoperto ruoli di responsabilità nella Regione Puglia e, soprattutto, con la fase emergenziale Covid. In quel periodo, come ricorda la Gazzetta del Mezzogiorno, gli affidamenti diretti erano facilitati da norme derogatorie introdotte per ragioni di urgenza, un contesto in cui l’ex dirigente avrebbe «approfittato della assenza di controlli» per ottenere tangenti in cambio di appalti.
Il secondo progetto: un b&b ad Acquaviva
Parallelamente all’investimento vinicolo, Lerario avrebbe valutato l’apertura di un b&b nella stessa zona, ampliando ulteriormente il patrimonio immobiliare. Anche questo segmento entra oggi nel perimetro dei beni sequestrati.
Il Tribunale conclude attribuendo agli “episodi corruttivi” contestati a Lerario la chiave interpretativa della sproporzione accertata: un arricchimento giudicato incompatibile con le fonti lecite e maturato proprio negli anni in cui l’ex capo della Protezione civile aveva un ruolo centrale nella gestione dell’emergenza.










