Si chiama Savino Costantino, 56 anni, originario di Cerignola, uno dei tre arrestati dopo il fallito assalto ai due portavalori della Mondialpol avvenuto nella serata di lunedì lungo l’autostrada A14, nel tratto marchigiano tra Porto Recanati e Loreto. Ferito a una gamba durante il conflitto a fuoco con le guardie giurate, è stato ricoverato all’ospedale di Torrette di Ancona, dove è stato operato dai chirurghi plastici per l’estrazione di un proiettile dalla gamba destra. Le sue condizioni sono stabili, la prognosi non è riservata.
L’assalto e la fuga finita in ospedale
Il colpo, organizzato da un commando di sette uomini, è stato eseguito con modalità militari: armi semiautomatiche, kalashnikov, esplosivo per scardinare i blindati e chiodi a cinque punte per bloccare le auto delle forze dell’ordine. L’obiettivo era impossessarsi del denaro destinato agli uffici postali, ma la rapina è fallita grazie alle contromisure dei vigilantes e alla pronta reazione dei carabinieri.
I rapinatori, dopo aver sparato e incendiato le auto usate per bloccare l’autostrada, si sono dati alla fuga. Costantino, colpito da un proiettile — probabilmente esploso da una guardia giurata durante la sparatoria —, è stato successivamente rintracciato e arrestato. Con lui, altre due persone finite in manette, sarebbero sempre di Cerignola, mentre quattro complici sono tuttora ricercati.
Un nome noto nelle cronache giudiziarie
Costantino è un volto conosciuto alle forze dell’ordine. È considerato dagli investigatori uno degli specialisti negli assalti ai caveau e ai portavalori, figura di rilievo nel panorama criminale cerignolano. Il suo nome compare in diverse inchieste legate ai grandi colpi messi a segno (o tentati) nel Sud Italia.
Era sospettato di aver fatto parte della banda che il 1° novembre 2014 tentò l’assalto all’istituto di vigilanza Cosmopol di Avellino, un blitz sventato grazie a una segnalazione anonima alla Questura di Bari. In quell’occasione, sei cerignolani vennero accusati di rapina aggravata, ma furono assolti in primo grado “perché il fatto non sussiste”. Le indagini, però, misero in luce una rete di contatti e intercettazioni che svelavano preparativi per futuri colpi.
Una microspia piazzata in un bar registrò la conversazione di un gruppo che progettava un assalto “in sette o otto persone con i fucili”, pronti a immobilizzare le guardie giurate per impossessarsi del denaro: uno schema operativo che richiama quello visto lungo l’A14.
Dal blitz “Le Iene” al nuovo arresto
Nel gennaio 2016, Costantino fu tra gli arrestati nel blitz “Le Iene”, un’operazione che smantellò un gruppo criminale responsabile del tentato assalto da 14 milioni di euro al caveau dell’istituto valori Np Service di Foggia. In quella circostanza ci fu anche un conflitto a fuoco con la polizia.
Dopo tre mesi di carcere e sei ai domiciliari, l’uomo venne condannato a 3 anni e 4 mesi per associazione a delinquere, ma fu assolto dalle accuse specifiche relative ai tentativi di rapina ai caveau di Foggia e Avellino e all’assalto a un portavalori sulla Avellino–Melfi nel gennaio 2015.
La “firma” della banda cerignolana
Anche questa volta, secondo gli investigatori, l’assalto sull’A14 porta la “firma” della banda cerignolana: azione rapida, tecniche paramilitari e uso di esplosivi. Una modalità già vista in numerosi colpi tentati o riusciti tra Puglia, Campania e Abruzzo.
Ma questa volta il piano non ha funzionato. Le casseforti dei blindati sono rimaste integre e i rapinatori, sorpresi dalla reazione delle guardie, sono fuggiti a mani vuote. Per Costantino, invece, la fuga si è fermata al pronto soccorso di Ancona — e, ancora una volta, davanti alle accuse della giustizia.












