Venticinque persone in carcere, dieci ai domiciliari e decine di perquisizioni e sequestri tra Bari e la Bat. È il bilancio della maxi operazione della Procura di Trani contro la pesca abusiva dei datteri di mare, un’attività illegale che, secondo gli inquirenti, avrebbe provocato un vero e proprio disastro ambientale lungo tratti di costa pugliese.
L’ordinanza cautelare, firmata dal gip Ivan Barlafante, ipotizza reati gravissimi: dalla distruzione dell’habitat marino al commercio illegale di prodotti ittici, fino al riciclaggio del denaro proveniente dalla vendita dei datteri, che arrivavano a essere rivenduti anche a 100 euro al chilo.
Un contrabbandiere al centro dell’indagine
L’inchiesta, che conta 57 indagati, è partita da un pescatore-contrabbandiere che riforniva ristoranti e privati in tutta la zona. Gli investigatori, dopo due anni di pedinamenti e intercettazioni, hanno ricostruito una catena di approvvigionamento che coinvolgeva pescherecci, commercianti del mercato ittico di Molfetta e natanti privati di Giovinazzo.
Tra gli acquirenti, secondo quanto emerso, figurano anche persone molto note, attratte dal gusto del dattero crudo o servito con la classica linguina, piatto tanto prelibato quanto vietato dalla legge.
Sequestri e provvedimenti restrittivi
I militari hanno eseguito numerosi sequestri di box di vendita del pesce, pescherecci e somme di denaro ritenute provento dell’attività illecita. Gli arresti, effettuati con il supporto della Polizia di Stato, hanno interessato diversi comuni della Puglia: Bari, Barletta, Bisceglie, Bitonto, Giovinazzo, Terlizzi e Margherita di Savoia.
Oltre ai 35 arresti, sono stati disposti anche 11 divieti di dimora e tre obblighi di dimora nei confronti di altri soggetti coinvolti nell’organizzazione.
Un danno incalcolabile per i fondali
La raccolta dei datteri di mare, vietata dalla legge perché causa la distruzione delle rocce e della flora marina, rappresenta una delle pratiche più dannose per l’ecosistema. Per estrarre il mollusco, infatti, vengono frantumati i fondali, con danni irreversibili alla biodiversità costiera.
L’operazione della Procura di Trani ha così inferto un duro colpo a un mercato nero che, oltre a muovere ingenti somme di denaro, minaccia gravemente l’ambiente marino e la legalità lungo le coste pugliesi.











