Gli archeologi sono tornati nell’area del Parco archeologico di Siponto a riprendere gli scavi. Per la quinta consecutiva campagna di ricerche che hanno prodotto risultati che confermano, ma vanno anche oltre, tutte le notizie su una città che conserva le stratificazioni temporali che vanno dall’età romana a quella medievale. I professori Giuliano Volpe dell’Università di Bari, Maria Turchiano e Roberto Goffredo dell’Università di Foggia, guidano una ottantina di studenti di varie Università italiane e straniere. Quest’anno ci saranno anche degli stage per studenti liceali. Lavoreranno fino al 18 ottobre prossimo. E poi?
È un interrogativo che si pone almeno dagli ultimi anni, ma che rimane senza risposta. Tacciono le istituzioni e gli enti preposti (Ministero, Soprintendenza, Regione, Provincia, Comune) a dare una risposta sull’avvenire di una realtà che il lavoro di scavo fin qui condotto ha evidenziato con prove circostanziate che non si possono più ignorare. E’ tempo di decidere con i fatti cosa fare di un Parco archeologico che non ha nulla da invidiare a realtà analoghe, ma che hanno avuto la fortuna di essere supportate da interventi che ne hanno valorizzato l’importanza storica e culturale.
Il sito archeologico della progenitrice di Manfredonia, ha peraltro una particolare valenza scientifico: Siponto non è stata una città medievale abbandonata e dimenticata, ma per circa un secolo è convissuta con la nascente nuova città impostata da re Manfredi di Svevia nel 1256, ad un tiro di schioppo più ad est. Tante costruzioni sorte a Manfredonia hanno utilizzato materiali provenienti da Siponto. Un transito progressivo, rilevano archeologi e storici, che presenta riferimenti interessanti, forse unici, di un trasferimento da una città che affonda le radici nell’era a.C. e evolutasi, acquisendone le peculiarità, nei secoli fino a identificarsi nella nuova realtà sveva-angioina. Non a caso l’Università di Foggia ha esteso le ricerche archeologiche anche nel fronte mare sipontino.
Severe e autorevoli testimonianze di tanto vissuto, sono i preziosi reperti raccolti e conservati nel Museo nazionale archeologico allestito in quello che è la vestigia affascinante e concreta del transito Siponto-Manfredonia, vale a dire il Castello fortezza in riva al mare: un ideale trait-d’union tra l’antica città e la nuova.
Il rischio che tutto finisca in una bolla d’aria, è concreto e incombente. Dietro l’angolo. Fin ora le campagne di scavo hanno annualmente utilizzato i fondi del PNRR, il contributo della Regione (50mila), e gli essenziali supporti logistici in loco assicurati essenzialmente dal Comune e dalla Curia arcivescovile che ha offerto alloggi in Seminario, inframmezzati dai B&B.
“Dal prossimo anno verranno meno i fondi del PNRR e non si sa quel che sarà per il Parco di Siponto” rileva preoccupato Giuliano Volpe. “Non è più possibile – rileva realisticamente – operare in queste condizioni. Non c’è futuro. Occorre assicurare una strutturazione ad un progetto che consente di guardare molto lontano ad un Parco che ha tanto da offrire alla storia, alla cultura, alla economia, perché un Parco attrezzato è un investimento economico di forte richiamo”.
Fondamentale è pensare non solo allo scavo, ma anche, e a questo punto soprattutto, di realizzare soluzioni organiche alla definizione di una struttura di gestione che si occupi del Parco e quindi affronti e risolva i tanti problemi connessi all’uso Parco archeologico. Ci sono già dei progetti depositati. Anche i finanziamenti non mancano. “Stanno per partire – annota Volpe – i nuovi importanti bandi 2025-2027 che prevedono consistenti risorse destinate al patrimonio culturale. Se non ci si preoccupa di partecipare si rischia di perdere una fondamentale opportunità con le conseguenze facilmente immaginabili”.













