Sei condanne per un totale di 42 anni e 1 mese di carcere: si è chiuso con pene pesanti il processo abbreviato a carico della cosiddetta “banda della marmotta”, accusata di aver assaltato e fatto esplodere 17 sportelli Atm in mezza Italia tra il 14 agosto e il 2 ottobre 2024. Il gruppo aveva colpito più volte nel Foggiano, nel Barese, in Basilicata, Campania, Piemonte e Lombardia, con una notte da tre colpi consecutivi. Nove gli assalti riusciti, che fruttarono circa 290mila euro.
Il verdetto del gup del Tribunale di Foggia ha riconosciuto le accuse principali — tra cui l’associazione per delinquere — ma ha escluso l’aggravante della banda armata. Ha inoltre assolto alcuni imputati per due tentati colpi avvenuti la notte del 14 settembre a Ruvo di Puglia e Altamura, ritenendo, su richiesta difensiva, che gli imputati avessero rinunciato all’azione dopo aver notato la presenza delle forze dell’ordine.
Le condanne e i protagonisti
Il presunto capo della banda, Angelo Pallotta, 44 anni di Orta Nova, è stato condannato a 9 anni (a fronte dei 10 richiesti dal pm Alessio Marangelli). A seguire Lorenzo Di Michele, 28 anni di Ordona: 7 anni, 1 mese e 20 giorni; Antonio Battaglini, 37 anni di Orta Nova: 6 anni, 11 mesi e 10 giorni; Domenico Di Leo, 21 anni, anche lui ortese: 6 anni e 6 mesi; Gabriele Bruno, 20 anni, di Orta Nova: 6 anni, 3 mesi e 20 giorni; Pasquale La Gioia, 46 anni, sempre ortese: 6 anni, 2 mesi e 10 giorni.
Patteggiamenti sospesi
Il giudice si è invece astenuto sulle proposte di patteggiamento avanzate per altri due imputati: Leonardo De Luca, 52 anni di Ordona (3 anni, 7 mesi e 7 giorni richiesti); Georgi Vasilev Ivanov, 28 anni, bulgaro residente a Carapelle (3 anni, 10 mesi e 20 giorni).
Secondo il gup, avendo già escluso l’aggravante della banda armata nel giudizio abbreviato, sussiste una situazione di incompatibilità a pronunciarsi sulle proposte di patteggiamento. Gli atti sono stati quindi trasmessi al presidente del Tribunale per la nomina di un nuovo giudice o per valutare se sussistano le condizioni per procedere.
La lunga scia di colpi
Dei 17 colpi contestati dal pm, 9 andarono a segno mentre 8 fallirono. Tra i colpi più redditizi: 4 settembre, Unicredit di Borgaretto (Torino), 100mila euro; 27 settembre, Bpm di Ascoli Satriano, 58.830 euro; 2 ottobre, Unicredit di Favria (Trino), 53.930 euro; 19 settembre, Postamat di Gudo Visconti (Milano), 36.630 euro; 14 agosto, Bper di San Nicandro Garganico, 6.360 euro.
Molti assalti invece andarono a vuoto per problemi tecnici nell’inserimento della “marmotta”, l’ordigno artigianale esplosivo utilizzato per sventrare gli sportelli bancomat. Il 26 settembre due colpi falliti nel Foggiano, a San Marco in Lamis e San Nicandro Garganico.
Il modus operandi e i ruoli
Il gruppo agiva di notte, in tempi rapidissimi, sempre secondo lo stesso schema. Come ricostruito dal gip che dispose i primi arresti nel dicembre 2024, gli assalti cominciavano con l’inserimento di una carta di credito prepagata per aprire lo shutter dello sportello, quindi si introduceva la “pala esplosiva”, innescando l’esplosione per accedere ai cassetti con il denaro.
Pallotta sarebbe stato il vertice dell’organizzazione, gestendo logistica, divisione dei compiti, incontri e spartizione del bottino. Di Michele e Battaglini eseguivano materialmente gli assalti, individuavano gli obiettivi e contribuivano alle spese dell’organizzazione.
De Luca era l’esperto incaricato di realizzare le marmotte. Il bulgaro Ivanov avrebbe fornito le carte prepagate intestate a terzi. Bruno svolgeva il ruolo di palo o staffetta nei colpi più rischiosi.
Il blitz
L’intera indagine, coordinata dalla Procura di Foggia, culminò il 17 dicembre 2024 con l’arresto di otto persone. Un nono imputato è attualmente sotto processo con rito ordinario davanti al Tribunale. L’operazione ha consentito di smantellare un gruppo criminale altamente specializzato e pericoloso, che nel giro di meno di due mesi aveva messo a ferro e fuoco banche e poste in sei diverse regioni.










