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Home - Usura e botte, nove mesi di disperazione per una vedova e un’anziana malata. Arrestata Ciuffreda

Usura e botte, nove mesi di disperazione per una vedova e un’anziana malata. Arrestata Ciuffreda

Di redazione
5 Marzo 2016
in Cronaca
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anna-ciuffreda-copia-3Nella serata del 27 febbraio, agenti della Polizia di Stato della squadra mobile della Questura di Foggia, coordinati dal pm Pasquale De Luca dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, al termine di un’articolata attività investigativa, hanno tratto in arresto, in flagranza, la foggiana Anna Ciuffreda, pregiudicata di anni 40, poiché ritenuta responsabile del reato di estorsione, nonché dei reati di rapina aggravata ed usura. Rilevante, nella circostanza, è stata anche la collaborazione fornita dalla “Fondazione Buon Samaritano” – Fondo di solidarietà antiusura di Foggia.

Le indagini intraprese dagli agenti della Mobile partivano dalla denuncia di una vedova cinquantenne, convivente con l’anziana madre, gravemente ammalata, ed un figlio minorenne, le cui fonti di sostentamento erano la piccola pensione di reversibilità del coniuge defunto e quella di invalidità della madre malata, perlopiù utilizzata per le cure ed i farmaci continui di cui l’anziana abbisogna.

Negli uffici di via Gramsci la donna, non senza difficoltà per il timore di possibili ritorsioni, ma incoraggiata dalla fiducia che quei rappresentanti delle istituzioni le infondevano perché potesse risvegliarsi dall’incubo in cui era costretta a vivere quotidianamente, affermava che circa un’ anno e mezzo fa, verso la fine del 2014, per far fronte a spese da lei considerate “straordinarie” per le proprie possibilità economiche, consistenti nell’’acquisto di una vecchia utilitaria usata, da impiegare soprattutto per trasportare sua madre invalida dal medico, si era rivolta alla donna cui aveva chiesto ed ottenuto in prestito una somma pari a 3.800 euro. Nel corso del tempo la somma, già gravata da tassi di interesse elevatissimi, diveniva oggetto di continue lievitazioni applicate dalla usuraia, ogni qual volta la vittima ritardava, anche di pochi giorni, i ratei mensili da lei imposti.

La signora con enormi sacrifici riusciva a far fronte agli obblighi economici stabiliti da Anna Ciuffreda per i primi nove mesi, nel corso dei quali, tuttavia, a conti fatti aveva già ampiamente saldato il debito e pagato di gran lunga gli elevati interessi. Tuttavia il suo incubo non era terminato, anzi la donna si vedeva raddoppiare la somma da elargire alla usuraia proprio a causa di quei piccoli ritardi di pochi giorni rispetto alle date dei pagamenti dei ratei mensili sui quali Ciuffreda contava per imporre alla sua vittima ulteriori somme mensili aggiuntive da pagare.

Il vortice senza fondo nel quale era caduta la povera vittima la aveva prostrata al punto tale da confessare a Ciuffreda il suo pensiero di “farla finita”, ma quest’ultima non si faceva affatto intenerire da quelle parole, anzi le intimava di provvedere, senza indugiare, ai pagamenti. Una sera di novembre del 2015, considerato che da un paio di mesi le date di pagamento non potevano più essere onorate poiché i ratei imposti dalla sua aguzzina erano ormai diventati insostenibili, la vittima veniva raggiunta, nei pressi della sua abitazione, dall’estorsore che, dopo averle intimato di pagarle quanto da lei preteso ed avuta risposta negativa dalla povera interlocutrice, cominciava a colpirla violentemente con calci e pugni sferrati al corpo ed al viso senza alcuna pietà ed anche dopo che la donna, più esile e di bassa statura rispetto alla sua antagonista, era caduta sull’asfalto quasi priva di sensi. A quel punto, strappatale di mano la borsa, Ciuffreda si appropriava del poco denaro contenuto, del telefono cellulare e della chiave di accensione della utilitaria di proprietà della sua vittima che utilizzò, solo poche ore più tardi, per appropriarsi anche del veicolo della donna.

La vittima non fece mai denuncia né per la brutale aggressione, tantomeno per la rapina della propria autovettura e degli altri beni poiché fortemente intimorita dalla personalità della sua aguzzina, che con lei spesso si vantava dei propri precedenti penali, proprio per intimorirla ed indurla a pagare, nonché per paura di ulteriori ritorsioni fisiche nei suoi confronti ed in quelli dei suoi familiari. La donna riferiva alla Questura che proprio per la giornata del 27 febbraio scorso era previsto l’ennesimo rateo di pagamento impostole, pari 2mila euro, somma che era assolutamente fuori dalla portata economica della pensionata, ormai strozzata dalle infinite richieste della usuraia.

La collaborazione fornita dalla vittima del reato consentiva di sorprendere Anna Ciuffreda subito dopo aver ritirato, presso la sua abitazione, la quota parte della somma pretesa, pari a 200 euro dalla sua vittima,, da lei estorta nella circostanza, come nelle altre, con minacce e pressioni di ogni genere. L’irruzione degli agenti della Squadra Mobile ha consentito di bloccare la donna immediatamente dopo aver incassato quel denaro. Si è proceduto alla perquisizione della abitazione della donna nel corso della quale veniva rinvenuto il telefono cellulare nonché la chiave dell’autovettura da lei sottratta alla sua vittima alcuni mesi fa. Inoltre, sono stati rinvenuti appunti che consentivano di comprovare l’attività di usura posta in essere nei confronti della denunciante. Nel prosieguo delle indagini gli investigatori della Polizia di Stato hanno individuato il luogo in cui era stata occultata l’auto, sottratta illegalmente alla donna, che veniva recuperata e restituita alla avente diritto. Ciuffreda è stata associata al carcere di Foggia. Nei giorni successivi il GIP presso il Tribunale di Foggia ha convalidato l’arresto della donna disponendo la sua permanenza in carcere.

I precedenti di Ciuffreda

Anna Ciuffreda è gravata da numerosi precedenti penali in particolare afferenti la detenzione e lo spaccio illecito di sostanze stupefacenti. Nel 2004 è stata coinvolta, unitamente ad altre 31 persone, nella operazione denominata “Carpe Diem” condotta dalla squadra mobile della Questura di Foggia, a seguito della quale il GIP presso la DDA di Bari emetteva altrettante misura cautelari per i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Tra i componenti il sodalizio criminoso vi erano svariati elementi di spicco della locale criminalità organizzata come Antonio Vincenzo Pellegrino, alias“capa antica”; Franco Spiritoso, alias “Capone”; Giuseppe Spiritoso, alias “Papanonno” ; Natalino Venuti, alias “il siciliano”, ed altri.

Tags: Anna CiuffredaFoggiapoliziaPugliausura
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